Zinaida Solonari e Maurizio Quattrocchi
Zinaida Solonari e Maurizio Quattrocchi

Cologno al Serio (Bergamo), 7 ottobre 2019 - Lei, il marito, non lo aveva mai denunciato. Ma che tra Zinaida Solonari e Maurizio Quattrocchi le cose non andassero bene non era affatto un mistero. Tant’è che la donna, 36 anni, di origine moldava, aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri, che le avevano consigliato di trasferirsi per qualche tempo nella villetta della sorella, insieme alle tre figlie, in via Alberto da Giussano a Cologno al Serio. Il rapporto tra i due si era incrinato da tempo. Lui era diventato un uomo tormentato, litigioso. Sposati da tredici anni, dalla loro relazione sono nate due bambine. Solo la più grande è nata da una precedente storia della madre. Fino a qualche settimana fa vivevano insieme in un appartamento in via Crema, sempre a Cologno al Serio, non distante dal luogo dove si è consumato il delitto.

Lui, 47enne di origini siciliane, ex pizzaiolo, poi muratore e ora senza lavoro (era stato licenziato dall’impresa edile, pare per dissidi con il datore di lavoro) si mostrava spesso geloso, estremamente insicuro del rapporto con la moglie: pensava che Zinaida frequentasse qualcun altro. Non lo aiutava il carattere definito «spigoloso» e «prepotente», a detta di chi lo conosceva. Proprio per questo motivo i carabinieri a cui la donna si era rivolta le avevano suggerito di tarsferirisi («in un ambiente più protetto», le parole del comandante dei carabinieri Paolo Storoni) attivando il protocollo del «codice rosso» utilizzato in questi casi. Zinaida Solonari, originaria di Basarabeasca, una cittadina di 11mila abitanti al confine tra la Moldavia e l’Ucraina, si trovava in Italia da una quindicina di anni. Lavorava come cameriera in un agriturismo della Bassa Bergamasca, ma alle spalle pare avesse anche un’esperienza da modella. Sul suo profilo Facebook le foto con le figlie, le amiche e un mazzo di rose bianche, da sempre associate all’amore più puro e spirituale.

«Zinida, un’altra vittima di un atto di violenza e di disumanità – ha commentato sul suo profilo Twitter la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti – Abbiamo bisogno più che mai di uno sforzo comune per le donne che vivono nel nostro Paese. È un nostro dovere, un dovere di tutti». «Gli strumenti a disposizione per fronteggiare questa emergenza non paiono sufficienti, a partire proprio dal “codice rosso” che richiede indispensabili correttivi», ha sottolineato l’ex ministro Roberta Pinotti.