di Francesco Donadoni "È un importante risultato a sostegno dei principi di eguaglianza e pari dignità dei cittadini – ha dichiarato il consigliere Michael Oberti -. Un ringraziamento personale va al Pd di Stezzano da sempre attivo nella vicenda nonché promotore della mozione". È il commento a corredo della decisione presa dal consiglio comunale di Stezzano che ha approvato una mozione con cui la giunta, guidata dal primo cittadino Simone Tangorra, si impegna alla rinuncia del ricorso in appello davanti il...

di Francesco Donadoni

"È un importante risultato a sostegno dei principi di eguaglianza e pari dignità dei cittadini – ha dichiarato il consigliere Michael Oberti -. Un ringraziamento personale va al Pd di Stezzano da sempre attivo nella vicenda nonché promotore della mozione". È il commento a corredo della decisione presa dal consiglio comunale di Stezzano che ha approvato una mozione con cui la giunta, guidata dal primo cittadino Simone Tangorra, si impegna alla rinuncia del ricorso in appello davanti il Consiglio di Stato avviato nel 2017 dalla giunta dell’ex sindaco, Elena Poma, contro due cittadini omosessuali nella nota vicenda delle unioni civili nello sgabuzzino. La vicenda risale a settembre 2016 quando l’allora Amministrazione di centrodestra guidata da Poma aveva emanato una delibera in cui stabiliva che le unioni civili venissero eseguite nello stanzino dell’ufficio anagrafe, a differenza delle celebrazioni dei classici matrimoni che invece avvengono da sempre nella sala di rappresentanza del municipio al piano primo, sopra la sala consiliare. Così quando la prima coppia gay composta da due stezzanesi si era ritrovata a fare i conti con questa disparità di trattamento, si era da subito attivata insieme a Marco Caravita, di “Stezzano Bene Comune“, al Partito democratico di Stezzano e all’associazione Arcigay Bergamo Cives, per denunciare il fatto. La coppia aveva così presentato ricorso al Tribunale amministrativo di Brescia per chiedere di poter celebrare anche la propria unione civile nella sala comunale normalmente adibita ai classici matrimoni. Il caso è stato patrocinato dai legali di “Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford“, Stefano Chinotti e Vincenzo Miri, insieme all’avvocato Massimo Giavazzi. Con sentenza breve del 29 dicembre 2016, il Tribunale amministrativo della Lombardia, sezione di Brescia, aveva censurato il provvedimento della giunta di Stezzano con conseguente condanna del Comune alla spese legali. La giunta Poma ha però continuato la sua battaglia proponendo appello avanti il Consiglio di Stato contro la sentenza dal Tar di Brescia, procedimento tuttora pendente in attesa di fissazione dell’udienza. Durante la seduta del 24 agosto i consiglieri di “Stezzano Futura“ Michael Oberti e Francesco Placenza hanno presentato una mozione per chiedere al Comune non solo di rinunciare al ricorso in appello ma di "intraprendere politiche promozionali e innovative per le famiglie, volte a sostenerle e ad affermarne l’importanza culturale e sociale all’interno del nostro territorio". Una proposta che la giunta Tangorra ha deciso di accogliere.