Ondata di profughi a Bergamo: hotel sovraffollato, cibo e sapone non bastano. “Qualcuno si è ammalato”

Romano di Lombardia, viaggio nell’albergo abbandonato e riaperto per l’emergenza migranti. Triplicati i rifugiati: 220 anziché gli 80 previsti. "Camere bollenti in cui viviamo anche in otto"

L’ex hotel La Rocca, chiuso dal 2015, è stato riattivato dalla prefettura a giugno per l’accoglienza dei profughi. È senza aria condizionata, gli ascensori sono fuori uso (De Pascale)

L’ex hotel La Rocca, chiuso dal 2015, è stato riattivato dalla prefettura a giugno per l’accoglienza dei profughi. È senza aria condizionata, gli ascensori sono fuori uso (De Pascale)

Profughi hotel. Escono a gruppi, attenti a non allontanarsi troppo. Questo è il diktat ribadito loro dallo staff della cooperativa Versoprobo di Vercelli che si sta occupando di accoglierli a Romano di Lombardia e negli altri due hotspot della provincia di Bergamo, Taleggio e Castione, che già raccolgono circa 400 migranti.

Una boccata d’aria sotto il sole cocente di fine agosto è comunque più ristoratrice del caldo torrido offerto dall’ex hotel La Rocca, albergo chiuso da dicembre 2015 e messo a disposizione dalla prefettura a giugno per l’accoglienza di centinaia di profughi. Senza aria condizionata, gli ascensori fuori uso, una capienza massima che è stata superata di tre volte (220 persone contro le 80 previste, ndr) e l’allestimento provvidenziale di almeno quattro letti a castello in ogni stanza – che in origine ne contenevano uno – l’ex albergo è stato comunque individuato come uno dei pochi impianti disponibili della zona per far fronte all’emergenza migranti.

Ruben, Anouas e Parasicon, hanno 30 anni, si sono conosciuti due mesi fa nell’hub di smistamento di Bresso e hanno avuto la fortuna di essere spostati insieme. Provengono dal Bangladesh e parlano un inglese precario. Sono qui in cerca di lavoro ma sperano di potersene andare il prima possibile e malgrado la barriera linguistica riescono a farsi capire molto bene, grazie anche all’aiuto degli smartphone: "È un albergo vecchio non c’è nulla che funzioni. Vorremmo lavarci i vestiti ma non c’è abbastanza sapone per tutti. Nelle stanze siamo in minimo otto persone, non c’è cibo a sufficienza e fa così caldo che qualcuno si è ammalato. Il problema è che dobbiamo comprarci le medicine da soli".

Habat, un giovane pakistano di 20 anni, che vive nella cittadina della bassa Bergamasca, racconta di avere conosciuto dei compaesani all’interno del “campo”, come lo chiama, e che dopo le 20, quando lo staff della cooperativa torna a casa, riesce ad entrare e (dunque anche uscire, ndr) senza alcun tipo di ostacolo.

Una situazione che ha inevitabilmente creato tensioni e malumori tra gli enti del territorio. "Vorrei ricordare che sono stato avvisato dalla prefettura a giochi già determinati e che non avendo giurisdizione in merito non conosco alcun membro della cooperativa. Dovevano essere meno di cinquanta ma per puro caso a luglio ho scoperto che erano state inserite 160 persone. Mi immagino siano stipate in una sorta di prigione" ha commentato il sindaco di Romano, Sebastian Nicoli, che nei giorni scorsi ha racchiuso in una lettera destinata al prefetto di Bergamo, Giuseppe Florenza, e pubblicata su Facebook, tutto il suo disappunto.

"Finora non ho potuto far altro che constatare come nella città che amministro stiano avvenendo una serie di fatti di cui non sono nemmeno messo al corrente. A giugno ho ricevuto una vostra telefonata che mi avvertiva, dandomi la cosa come un dato di fatto, che quella struttura, non ritenuta idonea pochi mesi prima, per l’accoglienza dei profughi ucraini, avrebbe accolto un numero imprecisato di richiedenti asilo".

Ad aggravare il quadro si è aggiunta la presenza di quattro minorenni immediatamente ricollocati in comunità presenti sul territorio nazionale, che verranno messi a fattura al Comune per un costo di 40 mila euro. Finanziariamente non è sostenibile dover anticipare queste cifre: i nostri bilanci sono già al limite".

Un passo avanti è arrivato: il prefetto ha convocato Nicoli per oggi a mezzogiorno. Dall’altra parte il direttore di Versoprobo, Islao Patriarca, ribadisce la volontà di agire in sinergia con il territorio: "Se fino ad ora non sapevano che fossimo qua vuol dire che abbiamo lavorato bene. E comunque noi non possiamo decidere chi ospitare: riceviamo i profughi e cerchiamo di fornirgli più servizi possibili, tra cui lezioni di italiano e sedute con la psicologa".