In piazza alcuni familiari delle vittime aderenti al comitato Noi Denunceremo
In piazza alcuni familiari delle vittime aderenti al comitato Noi Denunceremo
di Milla Prandelli "Il dossier del generale Pierpaolo Lunelli getta prepotentemente luce sul menefreghismo dimostrato dalle autorità politiche italiane nel corso dell’ultimo decennio. Depositeremo in Procura le quasi mille pagine di documentazione riconducibili alla relazione del generale Lunelli e chiederemo ci vengano date risposte urgenti sul motivo per cui si siano ignorante direttive chiare provenienti della Commissione europea circa la preparazione di un piano pandemico. Da quel...

di Milla Prandelli

"Il dossier del generale Pierpaolo Lunelli getta prepotentemente luce sul menefreghismo dimostrato dalle autorità politiche italiane nel corso dell’ultimo decennio. Depositeremo in Procura le quasi mille pagine di documentazione riconducibili alla relazione del generale Lunelli e chiederemo ci vengano date risposte urgenti sul motivo per cui si siano ignorante direttive chiare provenienti della Commissione europea circa la preparazione di un piano pandemico. Da quel documento sembra emergere che chi doveva fare non ha fatto, con conseguenze disastrose che hanno portato a dover piangere più di 35mila morti. Stando ai dati del generale, almeno 10mila di loro avrebbero potuto salvarsi se solo le istituzioni politiche avessero fatto ciò che veniva loro chiesto". La dichiarazione arriva da Stefano Fusco, vice-presidente del comitato Noi Denunceremo – che si occupa dlle vittime del Covid 19 con specifico interesse alle province di Bergamo e Brescia – fondato da Fusco e dal padre, dopo la morte del nonno a causa della pandemia. Fusco e il comitato hanno deciso di prendere una "durissima presa di posizione rispetto alla relazione del militare apparsa sul quotidiano The Guardian nelle scorse ore, in cui si dimostrerebbe, secondo Fusco, che “i piani pandemici non sono stati aggiornati”". Alle dichiarazioni di Fusco si aggiunge la legale del comitato Noi Denunceremo, Consuelo Locati. " La pandemia non doveva coglierci impreparati – dice –. Dal 2005, passando al 2013 e via via fino al 2017 e 2018, l’Oms e l’Unione europea avevano messo in guardia ogni Paese dell’Unione sulla possibilità di una nuova pandemia. L’obbligo, nello specifico dell’Italia, era quello di adeguare il proprio piano pandemico, ormai obsoleto perché risalente al 2006 - 2010, al fine di predisporre ogni mezzo e ogni attività, coordinata con le Regioni, perché si fosse pronti nell’eventualità di una pandemia. L’ultimo “aggiornamento” risale al 2016. Non ci risulta sia stato adeguato alle direttive emanate successivamente al 2017, con le quali si invitava ogni Paese ad adeguare le terapie intensive, a fare approvvigionamento di Dpi, a verificare l’adeguatezza dei dispositivi di respirazione, ad approfondire e rafforzare il coordinamento tra Regioni e Governo centrale su monitoraggio e controllo relativo alla diffusione del virus. Tanto il Governo centrale quanto le Regioni avevano l’obbligo di verificare se il Piano pandemico e i piani di attuazione regionali fossero stati adeguati".