Varese, 21 ottobre 2016 - "Nel Varesotto c’è voglia di vino". Lo ha dichiarato il presidente provinciale di Coldiretti, Fernando Fiori, nel commentare i dati della vendemmia 2016 in provincia, il cui bilancio è tutto sommato positivo malgrado gli attacchi di peronospora. "Sul territorio c’è una forte richiesta di far crescere la produzione di vino - sottolinea il numero uno dell’associazione con sede in via Piave -: in tanti vogliono riscoprire il lavoro in vigna, costruirsi un futuro in questo settore, ma il problema è che iniziare non è affatto semplice".

Sullo sviluppo del comparto gravano infatti le quote assegnate a ciascun territorio dall’Unione europea. In sostanza, mentre in passato un produttore intenzionato a impiantare un vigneto poteva acquistare sul mercato il relativo diritto, ora la possibilità di partire da zero è legata alla riserva di nuove autorizzazioni (nella misura dell’1% del potenziale nazionale) messe a bando ogni anno dagli Stati membri. "Va da sé - commenta Fiori - che gli spazi a disposizione siano risicati. A distribuire le quote sono poi le singole Regioni, così stiamo cercando di capire se c’è un modo per favorire le nostre startup". Nonostante la malattia che ha colpito le piante, causando perdite sino al 40/45% sulle uve rosse e del 20/25% su quelle bianche, la produzione di vino non smarrisce la propria attrattività sul territorio: senza gli attacchi di peronospora, infatti, i risultati della vendemmia 2016 sarebbero risultati in linea con quelli dell’anno scorso, con 1.200 quintali di uva trasformati in 840 ettolitri. A favorire un raccolto comunque buono e una qualità ottima sono state le temperature di agosto e settembre, che hanno permesso ai 20 ettari di superficie viticola del Varesotto di usufruire di un clima ideale per la produzione del vino.

Eleganza, freschezza, buon tenore zuccherino e gradazioni alcoliche moderate. Queste le caratteristiche del vino varesino, "diffuso a macchia di leopardo sul territorio - spiega Fiori -, da Angera a Morazzone, da Azzate a Tradate. Purtroppo scontiamo ancora il crollo della produzione avvenuto nel primo Novecento, quando gli attacchi di filossera infestarono i nostri terreni, in gran parte dei quali non si è più impiantato. Restano però etichette come il Vino del Sasso di Gavirate o il vino del Campo dei Fiori: del resto, la vitivinicoltura rappresenta una potenzialità anche per il nostro territorio, e sta conquistando spazi nella ristorazione e sulle guide vinicole nazionali e riscontrando il plauso degli intenditori".