Castellanza (Varese), 9 settembre 2017 - Con lo scorrere del tempo cresce la preoccupazione per la sorte di Marilena Rosa Re, la promoter 58enne di Castellanza scomparsa lo scorso 30 luglio. Un mistero fitto, perché da più di un mese non si trovano tracce della donna che, secondo chi la conosce bene, «non si sarebbe mai allontanata abbandonando i familiari, senza lasciare un messaggio ai figli e ai nipoti». A rompere il silenzio è il fratello della promoter, Antonio Re, intervistato da una tv privata.

«Non sappiamo niente - ha spiegato - non ho idea di cosa possa essere successo. Quindici giorni fa ho provato a chiamare mia sorella ma il telefono era spento. Ho lasciato un messaggio in segreteria: “Ho bisogno di parlarti, se sei viva chiamami subito”. Un messaggio rimasto, purtroppo, senza risposta. I carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio e del Nucleo investigativo di Varese, coordinati dal pm Rosaria Stagnaro, non trascurano nessuna pista. Nessun esito dalle ricerche con i cani molecolari, nell’ipotesi di un suicidio o di un omicidio con occultamento di cadavere, nei boschi e nelle aree dismesse della zona. Le battute all’inizio si sono concentrate su un percorso che parte da Castellanza, dalla casa di Marilena e del marito Carlo Buzzi in via per Gerenzano, e raggiunge Garbagnate Milanese, città d’origine della coppia. Proprio a Garbagnate, dove vive uno dei figli, il marito della promoter si è recato la notte precedente alla scomparsa, per assistere l’anziana madre. Poi i cani sono stati condotti su un raggio più ampio, fino alle porte di Milano, senza trovare tracce. Le ricerche sono state sospese e, da quanto si è saputo, al momento non sono in programma nuove battute sul territorio.

Gli investigatori hanno ricostruito gli ultimi contatti della donna, gli ultimi spostamenti senza trovare al momento nulla di anomalo. La famiglia stava attraversando un periodo di difficoltà economica, a causa di un grosso debito con Equitalia in parte saldato prima della scomparsa. Marilena, come testimoniano le amiche, ha sempre lavorato duramente, facendo la spola tra i supermercati del Varesotto e del Milanese per promuovere prodotti alimentari. Un’esistenza «normale» tra lavoro e famiglia, visite ai figli e ai nipoti, fino al giorno della scomparsa. Nessuna testimonianza utile, nessuna ripresa delle telecamere in grado di indirizzare le indagini e imprimere una svolta, il telefono sempre spento. Elementi che fanno crescere la paura che «sia successo qualcosa di grave».