Milano, 10 agosto 2017 - L'isola è vicina ma, insomma, è un’altra cosa: è solo un vecchio quartiere operaio di Milano che il tempo ha trasformato in una zona trendy della metropoli. Il convoglio di Trenord che parte alle 8,29 dalla Centrale direzione Domodossola promette ben altre terre emerse, quelle sì circondate dall’acqua. Nemmeno tanto lontane: 53 minuti o giù di lì per superare il cemento del Milanese, Busto Arsizio e Gallarate e raggiungere Arona, sulla sponda piemontese del lago Maggiore. Carina già di suo e anche promettente: perché il battello punta verso Stresa, “premiere dame” del turismo lacustre, e raggiunge le Borromee, isole per davvero e una magia da bell’Italia raramente rintracciabile in altre contrade della penisola. Roba da scomodare la “sindrome di Stendhal” e convincersi che in luoghi simili è meglio evitare vacanze “mordi e fuggi”.

E non solo per il riguardo dovuto a questo angolo di Piemonte che flirta con la Lombardia e chiacchiera con Milano più di quanto faccia con Torino: l’incredibile Arco di Palmira in 3D dal Digital Archaeology di Oxford ad Arona in piazza San Graziano; lo charme del Grand Hotel des Îles Borromées con i suoi 154 anni di storia; l’aria defilata dell’Isola dei Pescatori; quella più severa dell’Isola Madre, con il verde in versione inglese e il magnifico esemplare di cipresso del Kashmir sopravvissuto ad una rovinosa tromba d’aria nel 2006. E poi lei, l’Isola Bella, con il suo palazzo esagerato, i giardini all’italiana, il Ninfeo, la Galleria Berthier e il fronte scenico a tre piani che sembra stabilire una gerarchia nella classifica della “grande bellezza”. Anche se poco lontano, complice il battello della Navigazione Lago Maggiore, è difficile rinunciare alla lombarda Rocca di Angera con la sua fisicità bilanciata dall’onirico Museo della Bambola e del Giocattolo; o al santuario di Santa Caterina del Sasso, improbabile eremo in una posizione angusta e scoscesa nell’Alto Varesotto.

Di nuovo sul lato piemontese del Verbano, per rendere omaggio al Parco di Villa Pallavicino, una meraviglia appena riaperta al pubblico e adesso anche inserita nel network dei Grandi Giardini Italiani: 16 ettari, una vista invidiabile sulle Borromee, acidofile dalle fioriture e dalle proporzioni spettacolari, e poi lama, canguri, zebre. Si finisce per condividere la tesi del parigino Le Figaro che anni fa definiva il Verbano «il più romantico di tutti i laghi alpini». E anche uno dei più ricchi di storie: il tesoriere dei Visconti che diventa signore di Arona per i suoi servigi verso il ducato di Milano e trasforma il suo cognome – Borromeo – nell’emblema di un intero territorio; ed Ernest Hemingway che ambienta scene del suo “Addio alle armi” e dedica un intero capitolo alle minuscole terre emerse, così vicine da arrivarci con una buona nuotata. Le isole, a modo loro, sono sempre anche “isole del tesoro”.