Jerago con Orago (Milano), 10 luglio 2017 - Ha trovato anche il modo di scherzare alla sua maniera, con un filo di understatement, sul compito assegnatogli da papa Francesco. Monsignor Mario Delpini, appena nominato arcivescovo di Milano, ieri ha fatto ritorno nella sua Jerago con Orago, il paese dove è cresciuto, per dire messa nella chiesa di San Giorgio. «Mi sono già dimesso da responsabile vicario generale - ha detto dall’altare - ma non ho ancora assunto l’incarico di arcivescovo. Sono un po’ disoccupato, quindi non c’è molto da festeggiare quando si rimane senza lavoro, però sono contento di essere qui in mezzo a voi in questo ruolo». Grande emozione ieri mattina, nonostante la presenza del successore di Angelo Scola fosse prevista da ben prima che la sua candidatura per guidare la diocesi si facesse concreta. Monsignor Mario Delpini è arrivato a Jerago per festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio di monsignor Fausto Panfili, parroco di San Giorgio, e l’inaugurazione dell’edicola della Madonna del Granello, che ieri ha assunto un significato ancora più profondo.

Il paese ha accolto a braccia aperte il neo arcivescovo. In prima fila, sui banchi della chiesetta, da una parte le autorità cittadine con il sindaco Giorgio Ginelli, amico del nuovo arcivescovo dai tempi dell’oratorio; dall’altra i familiari del sacerdote. C’erano la sorella Laura, il fratello Alessandro e l’altro fratello Ugo. Dopo la messa in processione, il nuovo arcivescovo ha raggiunto l’edicola dedicata alla Madonna per la benedizione. Accanto a lui il primo cittadino. «Ho provato una grande emozione – racconta Ginelli -Camminavo e pensavo, ho accanto a me l’arcivescovo nominato di Milano, il nostro don Mario, che da seminarista, quando io ero un ragazzino all’oratorio veniva come educatore. Un motivo di orgoglio per tutta la nostra comunità». Al termine della cerimonia il successore di Angelo Scola sul soglio di Sant’Ambrogio si è fermato a stringere mani e regalare sorrisi ai tanti concittadini che si sono voluti complimentare con lui per la nomina. Dopo la funzione, don Mario ha pranzato con i familiari, un momento per tuffarsi negli affetti più vicini e “ricaricare le pile” in vista delle sfide che lo attendono.