Pavia, 27 settembre 2017 - La comodità di non dover cambiare le pile per vent’anni. L’idea è diventata realtà grazie a un ricercatore dello Iuss di Pavia, Gianni Lisini. Vogherese, 40 anni, Lisini ha brevettato l’accumulatore ibrido, la cosiddetta pila eterna: «Ho pensato di creare un prodotto che risolvesse il problema di dover cambiare le batterie», ha spiegato. Ingegnere elettronico, allo Iuss-Istituto universitario di studi superiori di Pavia, Lisini si occupa di astrofisica: «Ho lavorato da solo a questa mia idea e l’ho brevettata a mie spese. È un iter piuttosto costoso, il testo va fatto scrivere da un esperto, poi ci sono le tasse di deposito – ha raccontato – L’ho presentato nel 2014 e dopo un anno ne è stata riconosciuta l’inventiva, il fatto che si trattasse di qualcosa di non ancora noto. Ho esteso successivamente il brevetto anche all’Europa e agli Stati Uniti».

La creazione del vogherese è stata presentata al Jotto Fair di Pisa, evento che ha permesso al ricercatore di entrare in contatto con alcune realtà imprenditoriali, cui ha spiegato i meccanismi di funzionamento della sua invenzione: «Questa batteria è composta da un accumulatore chimico affiancato a un ‘supercapacitore’, un condensatore di recente costruzione che ha la caratteristica di poter accumulare fino a 5mila Farad (unità di misura della capacità elettrica, ndr), con il vantaggio di avere un numero elevatissimo di possibilità di cariche e scariche, milioni contro le poche centinaia delle comuni batterie chimiche». Il brevetto di Lisini spiega come unire questi due sistemi «per gestirli insieme e trarre vantaggi da entrambi. Abbiamo creato dei prototipi di queste batterie, alcune aziende si stanno interessando e le stanno provando». Nel frattempo, si sta lavorando a una centralina meteorologica che sfrutti l’accumulatore ibrido, ma le applicazioni che l’invenzione può trovare «sono tante – sottolinea Lisini –Ad esempio a livello di trasporto urbano elettrico. Una batteria simile può durare 15 o 20 anni. Il costo iniziale è maggiore rispetto a quelle normali, ma viene ammortizzato nel tempo perché non si presenta la necessità di cambiarla e di smaltirla». Lisini ha anche un’azienda, spin off universitaria, che si sta occupando di gestire il progetto e interfacciarsi alle imprese. Anche perché, conclude lo scienziato, «da solo, è difficile essere ascoltato».