Canneto Pavese, 9 luglio 2017 - Poche parole, ttante lacrime. Neppure la forza di provare rabbia, solo dolore. Ieri l’ultimo saluto a Pandi Lavdari, il 17enne ucciso con una coltellata al petto dal 18enne Simone Maddaluno, ha richiamato tanta gente nella casa dove vive la famiglia di origini albanesi. Alla frazione Roncole di Canneto, sulla Provinciale 201 della Valle Versa, poco prima del rondò per Montescano, c’erano i vigili a garantire la viabilità in sicurezza per la folla composta che ha voluto stringersi al dolore della famiglia. Dall’obitorio del Policlinico San Matteo di Pavia, dove il 17enne era stato portato d’urgenza lunedì pomeriggio e dove il giorno successivo era stata constata la morte cerebrale, la salma è stata portata nell’abitazione di famiglia per un ultimo saluto.

Giù da più di mezz'ora la strada era affollata quando, poco dopo le 14.30, è arrivato il mezzo delle onoranze funebri con la salma. La cassa, non bianca ma di legno chiaro, coperta da un cuscino di fiori bianchi e gialli, è stata portata a spalla sulle scale dalle quali si accede alla casa. Il parroco di Montescano, don Carlo Valle, è entrato poco dopo per la benedizione. Per volontà della famiglia non c’è stata una vera e propria cerimonia pubblica, ma i parenti e i tanti amici sono stati accolti nell’abitazione per l’ultimo saluto in forma privata. Non c’era un’atmosfera tesa come a volte accade in occasione di delitti. Nessuna manifestazione di rabbia, che pure sarebbe stata comprensibile per una morte tanto assurda. Solo dolore, per una vita strappata troppo presto. E tanto affetto nei confronti di una famiglia rimasta letteralmente sconvolta da quella che lo stesso padre di Pandi, Jentor Lavdari, ha definito "una tragedia più grande di noi". Lavora a Stradella come macellaio, il figlio stava per seguire le sue orme dopo aver terminato gli studi con il triennio all’Istituto Santa Chiara. In tanti ricordano come il padre seguisse personalmente Pandi andando a parlare con i professori a scuola, rimproverandolo anche severamente e cercando di spronarlo a studiare.

Qualche sorriso subito interrotto dalle lacrime, mentre i ricordi portano alla poca voglia di studiare del ragazzo, compensata da una voglia di vivere solare e sempre allegra. "Non era certo un attaccabrighe" le parole del padre che non riesce a capire cosa possa aver spinto un coetaneo a girare armato di coltello per affrontare il figlio, ferendolo poi a morte e strappandolo alla vita per sempre. Ma ieri gli interrogativi sull’assurda morte del ragazzo sono rimasti in secondo piano, lasciando spazio all’immenso dolore che ha colpito la famiglia. Quando la bara ha lasciato l’abitazione, la madre s’è quasi sentita male, sarebbe caduta a terra se non ci fossero state a sostenerla le braccia degli altri famigliari. La salma è stata poi accompagnata in corteo al cimitero di Montescano.