Monza, 11 ottobre 2017 - «MA LEI sa com’è un verde Thun? I pezzi devono essere perfetti, altrimenti non sono più pezzi Thun! Pensi che la stessa casa madre, quando riconosce un pur minuscolo difetto in uno dei suoi articoli, lo ritira dal mercato, e solo se è buono lo rivende come seconda scelta: apportandovi però un piccolissimo segno distintivo...».

Una delle ultime inchieste approdate al Tribunale di Monza riguarda una ventina di negozianti della provincia di Monza e Brianza che avrebbero acquistato da un grossista cinese, ora finito sotto accusa, e rivenduto ai clienti pezzi contraffatti della notissima azienda di Bolzano.

Un grossista che avrebbe avuto nei suoi depositi oltre 11mila oggetti di ceramica di varia natura, animali, fiori, angeli, formelle.

Pezzi che avrebbero ingolosito (o ingannato) fin troppi negozianti che si sarebbero poi ritrovati a rivenderli sul mercato.

Non ci sta però quella che è una grande collezionista ed esperta di Thun, la monzese Valeria Nava, 51 anni (foto): nella vita di tutti i giorni perito trascrittore nei Tribunali, ma appena terminato il lavoro appassionata di angeli e formelle del noto marchio.

Il gruppo chiuso da lei creato su Facebook coinvolge 10mila persone in tutta Italia, con una media di 700-800 nuovi iscritti mensili e un team di esperti pronto a fornire consulenza per non farsi ingannare.

E di una cosa Valeria Nava è certa: «È impossibile imitare Thun, anche se ci hanno già provato. Un vero pezzo Thun è inconfondibile, certificato e garantito dalla casa madre. Io ne ho 300: si va da candele da 10 euro fino alla giostrina da 200 euro».