Nova Milanese (Monza), 13 dicembre 2017 - Ci hanno provato con lo psicologo. Volevano accompagnare Mattia da uno specialista, perché entrasse in qualche modo nella sua testa, per spiegare quei comportamenti così anomali, quella chiusura a riccio nei confronti di tutto e di tutti. «Non ne ho bisogno, sto bene così», si è opposto il giovane. Atteggiamento tipico di chi non vuole essere aiutato. Allora, Domenico Del Zotto e Cristina Palma, i genitori del 27enne arrestato per il triplice omicidio di Nova, hanno pensato di rivolgersi a Wimala Kuruneru, una esperta in cromoterapia, una medicina alternativa che fa uso dei colori come terapia per la cura delle malattie. Secondo la cromoterapia, i colori aiuterebbero il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, e avrebbero effetti fisici e psichici in grado di stimolare il corpo e calmare certi sintomi. Una possibile soluzione, per i due coniugi che già avevano a che fare conWimala: «Facevo delle terapie per Domenico e Cristina – racconta la cromoterapeuta –. Un giorno mi hanno invitato per bere un tè insieme, per parlare, e sono andata. Era presente anche Mattia. Loro erano preoccupati anzitutto perché il ragazzo non trovava lavoro, e si rinchiudeva in se stesso. Abbiamo parlato un po’, ma poi è finita lì. Mattia era imperturbabile, ascoltava e basta, come disinteressato. Non so cosa possa essergli scattato nella testa, non lo conosco bene per poter fare delle ipotesi o dare dei giudizi, so solo che era taciturno e introverso».

Anche per questo, ora, il legale di Mattia, l’avvocato Silvia Letterio, ha chiesto una perizia psichiatrica. Richiesta su cui la Procura di Monza è stata chiamata dal gip del Tribunale di Monza Federica Centonze a esprimere un parere. Occorre accertare la capacità di stare a giudizio del 27enne in carcere da una settimana per avere avvelenato con il tallio, attraverso l’acqua nelle bottiglie di plastica riposte in cantina, quattro nonni, tre zii e la badante, uccidendo i nonni e una zia paterni. La richiesta di accertamenti psichiatrici è stata presentata lo scorso sabato al termine dell’interrogatorio di garanzia del giovane accusato di omicidio e tentato omicidio plurimi premeditati, davanti al gip nella casa circondariale di via Sanquirico. Secondo il legale, prima di qualsiasi altra iniziativa difensiva è necessario comprendere se Mattia Del Zotto «è in grado di rendersi conto di quello che gli sta accadendo», dopo avere pianificato l’eliminazione di tutti i parenti più prossimi e ora che si trova dietro le sbarre, dove non ha chiesto di nessuno, nemmeno dei genitori e l’unica sua richiesta sono stati alcuni libri sull’ebraismo, la religione a cui si era convertito da un paio di anni. A esprimere parere favorevole o contrario alla perizia psichiatrica sulla capacità di stare in giudizio è chiamato il pm Carlo Cinque titolare dell’inchiesta. Un parere a cui il gip può anche non aderire, ma che è previsto dalla procedura penale. Semmai la perizia venisse eseguita e risultasse che Mattia non è in grado di comprendere l’iter giudiziario che lo attende, il procedimento verrebbe sospeso fino a quando il 27enne non risulti capace di stare a giudizio