Roncello (Monza), 16 marzo 2017 «Le parole di Papa Francesco a proposito di chi toglie il lavoro agli altri sono importanti, pesanti come pietre. Abbiamo la speranza che si ricorderà dei 187 lavoratori della K Flex che stanno per essere licenziati durante il suo viaggio a Monza il 25 marzo», dice Matteo Moretti, sindacalista della Filctem Cgil, uscendo dall’incontro al Ministero allo Sviluppo Economico ieri a Roma, cui erano presenti il viceministro Teresa Bellanova e l’assessore lombardo al Lavoro, Valentina Aprea. Mancavano invece l’azienda e Assolombarda. Un’assenza annunciata alla vigilia della riunione. Al Papa i lavoratori avevano fatto arrivare una lettera attraverso l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, che li ha incontrati a Concorezzo. Così hanno avuto la sensazione che quando ha parlato ieri nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro stesse pensando anche a loro.

«Chi toglie il lavoro all’uomo fa un peccato gravissimo», ha detto Francesco esortando a «fare di tutto perché ogni uomo e ogni donna possa lavorare e così guardare in faccia gli altri con dignità». Quindi la denuncia: «Chi per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari chiude fabbriche e toglie il lavoro agli uomini, fa un peccato gravissimo». Parole che sembrano quasi ritagliate su quanto sta succedendo alla K Flex, il gigante mondiale degli isolanti in gomma che l’8 febbraio ha aperto la procedura di licenziamento per 187 dipendenti su 243 e ha annunciato la chiusura della fabbrica di Roncello, spiegando che manterrà solo un centro di ricerca e sviluppo e di marketing per 60 persone. Ieri sulla drammatica vertenza è intervenuto anche il governatore lombardo Roberto Maroni, che nei giorni scorsi ha incontrato l’amministratore delegato della K-Flex , Carlo Spinelli.

«Mi aveva anticipato che non avrebbero partecipato all’incontro al Ministero e con me è stato risolutissimo: mi ha detto che non intende tornare indietro rispetto alle decisioni prese riguardo la chiusura». «Gli ho fatto presente tutte le nostre perplessità - ha aggiunto il presidente - le risorse che ha avuto, l’aiuto che la Regione può dare e l’ho invitato a ripensarci, ma mi è parso assolutamente deciso su questo». La Regione si dice pronta a portare avanti il ‘piano B’: «Se dovesse chiudere, metteremo in atto tutte le politiche attive sul lavoro per trovare un impiego, ma spero che il Ministero riesca a convincerli a non chiudere l’attività produttiva». Tutto questo mentre i lavoratori sono in presidio da 52 giorni e senza paga: «Nei prossimi giorni chiederemo un incontro con l’azienda, per verificare tutte le modalità per tutelare l’occupazione», afferma Massimo Ferni, segretario generale Femca Cisl Monza Brianza Lecco: «Il viceministro ha preso atto con disappunto dell’assenza dell’azienda, che ha confermato una volta di più di non rispettare i ruoli istituzioni. Ha inoltre dato la disponibilità del governo a sostenere i lavoratori negli ambiti di sua competenza». Intanto Assolombarda interviene sulla vicenda. «Nessun incontro era previsto martedì a Milano - spiegano -. Stiamo assistendo la K-Flex per la parte tecnico giuridica di nostra competenza. Da sempre auspichiamo che il confronto possa condurre a soluzioni condivise, per attenuare l’impatto della vicenda, pur nell’autonomia dell’impresa».