Milano, 2 dicembre 2018 - Stefano Parisileader di Energie per l’Italia, oggi e domani al Teatro Franco Parenti presenterà il programma e il simbolo del suo movimento in vista delle elezioni politiche. Tutto pronto per la campagna elettorale? «Lavoriamo sul programma da un anno in collaborazione con duemila persone. Siamo partiti proprio da Milano con Megawatt nel settembre del 2016, finiamo sempre a Milano al Teatro Franco Parenti in questo fine settimana. Siamo pronti a indicare i provvedimenti che approveremmo nel primo Consiglio dei ministri se andassimo al Governo».

Quali provvedimenti, Parisi? Partiamo dalla politica economica. Al Parenti sono attese le relazioni di tre economisti: Riccardo Puglisi, Francesco Forte e Nicola Rossi.

«Il nostro approccio è completamente diverso da quello della sinistra. Noi vogliamo tagliare la spesa pubblica e abbassare le tasse...».

La interrompo: questa proposta si sente ripetere da anni, il centrodestra ne ha fatto una bandiera, ma non l’ha mai realizzata fino in fondo. Lei come pensa di riuscirci?

«Noi chiederemo ai commissari per la spending review licenziati da Matteo Renzi di tornare al Governo, anche con funzioni politiche, per poter realizzare le soluzioni che hanno proposto. Per tagliare la spesa bisogna fare delle scelte operative drastiche. I soldi risparmiati saranno utilizzati per abbassare subito le tasse sulla casa e sulle imprese. Secondo noi non è la spesa pubblica a creare sviluppo, ma gli investimenti privati».

Romano Prodi, in un recente intervento, ha fatto l’elogio delle politiche keynesiane. Lei sembra proporre il contrario: un liberismo alla Thatcher. È così?

«Adesso il mondo è diverso rispetto ai tempi della Thatcher. Ma negli ultimi 25 anni, in Italia, si sono fatte politiche keynesiane. Tanto è vero che il nostro debito pubblico invece di diminuire è aumentato e non c’è stato un vero sviluppo. Bisogna imboccare un’altra strada».

Ma la rivoluzione liberale può essere veramente «popolare» come lei sostiene?

«Io sono contro l’uso della parola rivoluzione: noi siamo persone pacifiche. Serve una solida azione di governo che nei prossimi cinque anni liberi gli italiani dalla pressione fiscale e dalla burocrazia. Il nostro liberalismo non è elitario, punta a creare una ricchezza che aiuti i poveri a superare le difficoltà e i giovani volenterosi a crearsi un futuro. Quindi niente reddito di cittadinanza».

Sì o no alla flat tax?

«Siamo favorevoli all’abbassamento delle tasse anche per i ceti più abbienti, chi crea ricchezza non deve essere “aggredito’’ dal sistema fiscale. Attenzione, però: la sanità non potrà più essere gratis per tutti, chi ha un reddito alto dovrà pagarla con un sistema assicurativo».

Altro tema: immigrazione e sicurezza. Cosa differenzia il programma di Energie per l’Italia da quello della Lega di Salvini?

«Diversi sono i toni e i ruoli. Salvini interpreta un malessere vero che c’è nella società e che l’ipocrisia della sinistra nega. Noi vogliamo proporre delle soluzioni. Presenteremo una proposta molto circoscritta sulla gestione dei flussi dei profughi e sulla loro permanenza in Italia».

Lei è pronto a presentare il programma e il simbolo per le elezioni politiche. Un’alleanza elettorale con FI, Lega e FdI è ancora possibile o no?

«Certo. Quella coalizione è il luogo naturale dove Energie per l’Italia deve stare. Il centrodestra deve convergere sui programmi e i leader della coalizione devono impegnarsi a fissare un vincolo di mandato per i prossimi cinque anni: no a Governi con la sinistra. Realizzare il programma che sto descrivendo con Renzi e Padoan sarebbe impossibile. Noi, con il simbolo di Energie per l’Italia nella coalizione, vogliamo che chi non ha più votato il centrodestra perché deluso lo torni a votare».

Però Berlusconi, che l’aveva chiamata per rilanciare FI, non cita mai lei e il suo movimento tra gli alleati della coalizione. Questione di concorrenza tra moderati?

«No. Berlusconi ha da sempre un grande ruolo nel consolidare i consensi del centrodestra, ma è indispensabile che ci siano anche forze politiche nuove. La nostra collaborazione si è interrotta proprio perché io esprimevo un’istanza di rinnovamento».

Non è escluso, dunque, che Energie per l’Italia possa correre da sola alle Politiche?

«Non lo escludo, perché ho appena indicato le condizioni per far parte della coalizione di centrodestra, in primis il vincolo di mandato e un programma alternativo a quello della sinistra. Non sono interessato ad avere quattro posti nei collegi uninominali, sono interessato a lavorare per cambiare il Paese».

L’ultima domanda è su Milano. Da ex candidato sindaco e consigliere comunale come giudica l’operato di Giuseppe Sala?

«Molto deludente. Nessun progetto ambizioso è stato realizzato e la candidatura per l’Ema è stata persa. Non c’è un disegno vero di rilancio della città».

massimiliano.mingoia@ilgiorno.net