Milano, 15 ottobre 2017 - «Contro un ministro incompetente, siamo la gioventù che non si arrende», con questo slogan ben in vista sugli striscioni, i ragazzi del Blocco studentesco hanno messo a segno due blitz contemporanei davanti agli istituti Lagrange e Primo Levi di Milano. Gli studenti si sono poi diretti sotto  Palazzo Lombardia, sede della Regione dove ha avuto luogo un presidio. «Nonostante le belle parole del Ministro Fedeli - spiegano gli studenti in una nota - la realtà è ben diversa e non a caso i blitz hanno interessato gli istituti Lagrange e Primo Levi: tutte scuole che soffrono di gravi problemi strutturali e organizzativi, esempi in negativo di una situazione comune a tutto il territorio italiano». La scuola deve tornare ad essere un luogo sicuro per gli studenti e svolgere una reale funzione formativa, non certo fornire mano d’opera a costo zero alle aziende, come sta avvenendo in troppi casi». «Oggi - conclude la nota - lanciamo l’ennesima sfida a istituzioni che tutto fanno tranne che lavorare per lo sviluppo del futuro di questo Paese: quella che è scesa oggi in piazza è una gioventù consapevole delle proprie radici e decisa a riprendere in mano con forza e determinazione le redini del proprio futuro». La manifestazione sotto la sede della Regione non ha comunque prodotto incidenti.

Marco Accornero, segretario dell’Unione artigiani di Milano e Monza, ieri in Italia i collettivi studenteschi hanno organizzato cortei in 70 città per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro. Così com’è, dicono, non va bene. Cosa risponde?

«Noi siamo favorevoli all’alternanza scuola-lavoro, ma siamo i primi a sostenere che debba essere seria, finalizzata alla conoscenza e al futuro inserimento nel mondo del lavoro e coerente con il percorso scolastico o di formazione professionale. Nella stragrande maggioranza dei casi l’inserimento avviene così. Temiamo che ci sia un pregiudizio ideologico per porre un muro tra l’istruzione e il mondo del lavoro, perché spesso per primi gli insegnanti sono restii a sfruttare seriamente questo strumento. Quando gli insegnanti collaborano si creano degli inserimenti proficui».

Gli studenti contestano che spesso l’alternanza si conclude in un nulla di fatto. Non ritiene che anche le aziende debbano farsi un esame di coscienza su questi percorsi?

«Non posso escludere che su centinaia di migliaia di esperimenti, ci siano decine o centinaia di casi fuori dal ragionamento corretto. Attenzione però a non buttar via il bambino con l’acqua sporca. L’alternanza è un anello fondamentale per superare una frattura storica in Italia, che è una delle cause della disoccupazione giovanile. Gli insegnanti devono cercare le imprese giuste e fare un progetto per definire in modo dettagliato il percorso dello studente».

Come Unione cosa state facendo per agevolare l’alternanza?

«Ci poniamo come intermediario tra l’impresa e la scuola, affinché l’inserimento sia proficuo per valutare il ragazzo da assumere in un eventuale apprendistato. In artigianato questa è la funzione dell’alternanza. All’interno della Camera di commercio, che ha per legge il ruolo del coordinatore, porteremo il nostro contributo».

Oltre al progetto, quali proposte?

«Serve il tutoraggio da parte della scuola. Avere dal ragazzo una relazione su cosa gli stanno facendo fare, così la scuola monitora e l’azienda evita deviazioni dal percorso. In molti casi avviene».

Secondo lei è alternanza scuola lavoro quella da McDonald’s?

«Oso sperare che dato che c’è un accordo ministeriale si sia definito il livello di formazione che il ragazzo deve fare. Se uno ha scelto di fare il cuoco, deve anche accettare di andare in cucina e vedere come si taglia l’insalata. Se si pensa che la scuola è solo teoria e non ci si sporca mai le mani, dobbiamo chiarirci».

Alcuni ragazzi hanno detto durante i cortei: siamo studenti, non operai. Per lei è una frase giusta?

«Ho sentito frasi che non posso contestare. Hanno detto: “vogliamo alternanza vera”. Però su “siamo studenti non operai” penso ci sia un po’ di presunzione, come se il lavoro manuale fosse di serie B. In Germania diplomati o laureati fanno gli artigiani. È un lavoro manuale che presuppone conoscenze teoriche di un certo livello. In Italia è un discorso difficile da accettare».