Milano, 5 dicembre 2017 -  «Bentornato Andrea Chénier: siamo stati troppi anni senza questo capolavoro». Alberto Bentoglio, professore di Storia del teatro all’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento di Beni Culturali, ha accompagnato i suoi studenti alla prova aperta dedicata agli universitari.

Scelta coraggiosa riportare Chénier dopo 32 anni?

«Sì, ed è emozionante che sia ancora Riccardo Chailly sul podio. È un’opera che ha due grandi privilegi, ci parla del momento storico, facendoci partecipare alla Rivoluzione Francese, e ci emoziona con la sua storia di amore e di morte».

Ci racconta il vero Andrea Chénier?

«Storicamente la sua figura non è così determinante all’interno della Rivoluzione Francese se non che, essendo stato accusato di avere mantenuto una corrispondenza segreta con l’Inghilterra, è stato mandato alla ghigliottina. Andrea Chénier era un poeta, le sue opere recentemente sono state anche rilette dalla critica. Ai tempi essere poeta non era una buona cosa, lo dice anche Gérard nell’Opera, quando lo accusa: “Fu poeta, fu corruttore di costumi”. Era molto più famoso il fratello».

Che, fra l’altro, era drammaturgo.

«Marie-Joseph Chénier era anche fra i più rappresentati all’epoca, aveva il suo pubblico. È stato anche colui che ha perorato la pensione per Carlo Goldoni, nel 1793 a Parigi. Purtroppo quando arrivò la comunicazione, era già morto».

Anche Maddalena era un personaggio storico.

«Sì, e magari si saranno anche conosciuti con Andrea, ma l’amore è una licenza poetica. Nell’Opera il titolo è al maschile ma il ruolo della donna è centrale, compare nel primo atto, è sempre presente. Il personaggio più famoso di questa edizione è femminile, Anna Netrebko, la cantante lirica più famosa del mondo. La vera star».

Più di Eyvazov-Chénier?

«Sono state fatte molte chiacchiere. E invece devo dire che mi ha colpito. Il ruolo è impegnativo dal punto di vista vocale, ha dimostrato coraggio e di essere all’altezza dei predecessori».

Era in sala con i suoi studenti. Reazioni?

«Per farli uscire hanno dovuto accendere tutte le luci, non smettevano più di applaudire. Non sono andati lì pensando di vedere X Factor. La musica di Giordano parla ancora ai ragazzi».