Milano, 9 settembre 2017 -  Monsignor Mario Delpini è il nuovo Arcivescovo di Milano: è entrato ufficialmente in carica questa mattina alle 9 dopo la cerimonia nel Duomo del capoluogo lombardo che ha sancito la presa di possesso della Diocesi per procura, alla presenza di monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare emerito, nominato procuratore. Primo atto di Delpini da Arcivescovo di Milano questa mattina alle 10.30 nella Basilica di sant'Ambrogio, con la celebrazione della messa durante la quale due giovani donne hanno preso i voti perpetui. Il suo ingresso solenne alla guida della Diocesi sarà il 24 settembre.  

 

 

LA PRIME PAROLE DA ARCIVESCOVO - "Oggi ho rubato un pò la scena a Giusy e Anna (Anna Casati e Giusi Valentini, ordinate oggi suore, ndr) e mi scuso con loro, perché sarebbe il primo giorno per cui, per la bontà di Papa Francesco, ho assunto l'incarico di arcivescovo di Milano. Sono diventato un pò un personaggio". Così il nuovo arcivescovo ha scherzato con i fedeli al termine della sua prima celebrazione ufficiale nella basilica di Sant'Ambrogio.  Tra gli applausi dei fedeli, Delpini ha poi aggiunto, sempre sorridendo: "Non mi ero mai accorto che fotografi, giornalisti e cineoperatori fossero così appassionati di pontificali solenni, anche un po' lunghi".

IL MESSAGGIO  - Nel corso della sua prima celebrazione ufficiale nella basilica di Sant'Ambrogio, Delpini ha consacrato ai voti solenni due suore. "Queste giovinezze che giungono a compimento in una decisione definitiva sono una delle premure pastorali - ha detto - come quella che si viva la giovinezza non come un parcheggio, ma come un cammino e una scelta definitiva". Monsignor Delpini nel pomeriggio sarà invece a Flero, in provincia di Brescia, per presenziare ad un raduno di associazioni di famiglie numerose. "Nel primo giorno del mio episcopato ho celebrato una professione solenne e oggi sarò a un incontro di famiglie numerose - ha detto - questo mi permette di evidenziare alcune priorità che ci stanno a cuore". 

IL SALUTO DI SCOLA - È così terminato il mandato del cardinale Angelo Scola, che ieri sera alle 21 ha celebrato nel Duomo la messa in cui si è congedato dopo sei anni di episcopato sulla cattedra di Sant'Ambrogio. "Grazie a tutti" aveva scritto su Twitter prima della celebrazione della Natività della Vergine Maria, cominciando poi la sua omelia con un ringraziamento (FOTO). "Ho avuto la fortuna di vivere il mio ministero in un momento in cui, al di là delle contraddizioni, dei conflitti e dei problemi che ancora attanagliano la nostra metropoli, ho potuto vedere non pochi elementi di risveglio. Nello stesso tempo però avverto l'urgenza di dire con franchezza che questo non basta" ha detto Scola nella sua omelia. Parlando della sua esperienza di vescovo alla guida prima della diocesi di Grosseto, poi di Venezia ed infine di Milano, il cardinale ha detto: "In questi ventisei anni e più di episcopato, ho visto brillare la speranza, suscitata dall'incontro con Cristo, nelle più disparate condizioni di vita".

Poi riferendosi a Milano ha parlato dei tanti segnali di rinascita della città, della "sua grande capacità di accoglienza, al di là di comprensibili sacche di paura", del "gusto del paragone e del confronto tra quanti praticano diverse visioni del mondo". "Fenomeni questi - ha sottolineato Scola - tanto più imponenti se si considera il processo di mescolamento in atto, in modo massiccio, anche sul nostro territorio".  "Qualche anno fa, in un Discorso di sant'Ambrogio - ha ricordato il Cardinale - dissi che a Milano mancava l'anima. Alcuni contestarono questa mia affermazione. In parte avevano ragione, altrimenti questa crescita della metropoli non si spiegherebbe. Tuttavia c'è ancora un cammino da compiere".

"'Non dimenticarti di Dio' avevo raccomandato alla nostra città all`inizio del mio ministero in mezzo a voi, perché 'Dio è con noi' - ha aggiunto il cardinale citando il vangelo di Matteo - questa memoria, in sei anni l'ho potuto toccare con mano, è ancora viva in molti tra le generazioni adulte dei vecchi e nuovi milanesi. Ma non sempre sappiamo vedere l'enorme potenziale di speranza e di costruzione di vita buona, cioè bella vera e giusta, che tale memoria contiene. Di conseguenza spesso non riusciamo a farlo scoprire ai giovani".