Brembio, 11 agosto 2017 - «Accuse false e infondate: il nostro centro di accoglienza ha delle regole e chi è ospite deve rispettarle». È pronta a rispondere punto su punto a ogni accusa Lorena Angeli, la responsabile della società Paradiso srl, che gestisce da un anno 80 migranti in una struttura a Brembio. A scatenare le polemiche è stata una lettera inviata il 31 luglio scorso da una quarantina di ospiti direttamente alla prefettura di Lodi. I richiedenti asilo (in gran parte uomini, meno di una ventina le donne) provenienti da Gambia, Ghana, Senegal, Nigeria, Bangladesh e Pakistan, hanno chiesto al prefetto Patrizia Palmisani di intervenire perché, come hanno scritto, sarebbero stati «trattati come schiavi, con poco cibo e senza vestiti».

«Sono tutte accuse assurde – ha spiegato Lorena Angeli della società Paradiso srl –. Abbiamo sempre sotto controllo la gestione e non è vero che il cibo è scarso nella struttura. Ogni giorno infatti per gli ospiti ci sono due etti di riso a testa, due etti di carne, oltre a patate e ortaggi. Abbiamo tutte le fatture che confermano tutto quanto acquistiamo. Se i richiedenti asilo non si trovano bene, possono andare in un altro campo. Non vogliono abituarsi a mangiare italiano. Non vogliono la pasta, hanno quattro tipi diversi di riso. Ora aspettiamo il controllo della prefettura».

Tra i problemi segnalati nella lettera da parte dei migranti, anche quelli di subire continue minacce da parte degli operatori della società, di non poter disporre di luce e acqua calda di notte (i contatori, secondo la missiva, verrebbero staccati la sera almeno fino alle 8 del mattino) e di vivere in appartamenti senza porte, unica presente quella del bagno, per poter essere controllati meglio dai gestori della struttura. «Queste sono altre falsità – dice la responsabile del centro di accoglienza di Brembio –. Acqua e luce sono sempre a disposizione dei ragazzi. Inoltre, le porte sono state tolte per far circolare un pò di aria all’interno delle abitazioni. Spesso i richiedenti asilo non aprono per giorni e rischiano di ammalarsi». Nella lunga lettera inviata al prefetto di Lodi, i migranti raccontano anche di una drammatica vicenda che vedrebbe protagoniste due ragazze del centro, «forzate ad abortire da uno degli operatori». Sulla vicenda sta indagando la prefettura. «È vero due ragazze hanno abortito, ma non siamo stati noi a dire cosa fare – spiega Angeli –. Sono state portate al consultorio di Lodi e lì hanno deciso in maniera autonoma. Per noi non sarebbe stato un problema avere una donna incinta nella struttura. Non capisco il motivo delle pesanti accuse».