Magenta (Milano), 7 dicembre 2017 - Lo scheletro di quello che era uno degli stabilimenti più importanti del territorio oggi fa quasi impressione. Sono 220mila metri quadrati di rovine. La ex Novaceta è ancora piena di amianto, che trasuda da ogni angolo. La ex NovacetaQualcuno la usa come rifugio. Sono gli extracomunitari senza tetto, senza niente. Si entra facilmente nell’area di viale Piemonte, da qualche apertura laterale. Dentro c’è una palazzina dove si trovano suppellettili, letti disfatti, cibo che deve ancora scadere. Sono i chiari segnali che qualcuno ci vive. Magari a fasi alterne, ma c’è chi ci vive perché non sa dove andare e anche quel riparo in rovina va bene. Col freddo gelido di questi giorni qualsiasi cosa va bene.

Qualcuno dice di averli visti. Persone di colore, altri forse dell’est Europa. Ogni tanto capita che qualche romeno entri nella ex Novaceta a caccia di rame da portare via. Perché entrare nell’area di viale Piemonte non è difficile. Non ci sono protezioni e si oltrepassa facilmente il muro che delimita la zona.

Lo spettacolo è spaventoso. L’amianto c’è ed è tanto. Sono in corso dei lavori, ma non si sa quando e se sarà mai possibile bonificare l’area. La proprietà è di Unicredit e su di essa ci sono parecchi interessi in La ex Novacetagioco. A chi ha lavorato per trent’anni in quello stabilimento vengono le lacrime agli occhi a vedere come è diventato oggi. Su una parete c’è un cartello di qualche anno fa. Indica l’ultimo infortunio sul lavoro superiore a tre giorni che risale al 1996. Poi il dramma. La Novaceta cancellata per colpa di ex amministratori che pensavano ai propri interessi a discapito dei lavoratori. Non manca molto alla sentenza di primo grado nel processo per bancarotta fraudolenta. Intanto nella palazzina su una parete qualcuno ha scritto: «Ufficio clandestini per rumeni».