Inveruno (Milano), 14 luglio 2017- Non agiva da solo il 38enne italiano arrestato due settimane fa dai carabinieri con l'accusa di chiedere il "pizzo" a uno studio professionale di Inveruno. Con lui c'era un complice. L’indagine è quindi proseguita in maniera serrata. Sono state raccolte dagli inquirenti le dichiarazioni di alcuni testimoni e sono state visionate anche diverse immagini eloquenti, riprese dalle telecamere. E alla fine il cerchio si è chiuso. In manette è finito O.C., 41 anni, pregiudicato e residente a Inveruno. È stato rintracciato e fermato dai carabinieri della Compagnia di Legnano all’uscita di un bar della zona. A suo carico sono stati raccolti gravi e concordanti indizi di colpevolezza che hanno consentito al gip di Milano di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Anche lui si trova quindi ora in prigione, così come l'altro malvivente arrestato alla fine di giugno. Tutto era iniziato con la denuncia di una commercialista che aveva raccontato delle richieste di denaro ricevute a partire da marzo, in seguito all’apertura di uno studio professionale ad Inveruno.

"Per poterlo aprire ci devi dare 5.000 euro come quota di permanenza", avevano detto i due balordi. Spaventata, la donna aveva ceduto alla richiesta di denaro, ma poche settimane dopo era scattato un nuovo tentativo di estorsione dove si pretendendevano altri soldi. La commercialista si era quindi rivolta ai carabinieri. E il primo dei due era stato preso e condotto a San Vittore, dove ora è finito anche il suo complice. Ma l'attività investigativa non è ancora finita. Gli accertamenti infatti continuano al fine di valutare se questa loro condotta abbia preso di mira altre persone. Si tratterebbe infatti di soggetti non alle prime armi. Ed erano proprio i due a vantarsi di come fossero loro i "boss" del racket nel territorio di Inveruno e d'intorni: "Qui è tutto in mano nostra", dicevano. Non è quindi escluso che ci siano altre vittime delle loro estorsioni.