Santa Maria Hoè (Lecco), 2 Novembre 2014 - Ancora nessun colpevole per la morte di padre Fausto Tentorio, missionario del Pime di 59 anni originario di Santa Maria Hoè, ucciso ormai tre anni fa fuori dalla sua parrocchia di Arakan, nelle Filippine. Aveva appena terminato di celebrare la messa quando due killer lo hanno atteso al varco e crivellato a colpi di pistola, esplodendo dieci proiettili avvelenati che non gli hanno lasciato scampo. Chi siano gli autori e soprattutto i mandanti dell’agguato, nonostante siano trascorsi ormai 36 mesi da quel 17 ottobre 2011, non lo si sa. I confratelli, i fedeli, i vertici religiosi, tra i quali il nuovo vescovo nominato dall’attuale pontefice Papa Francesco, continuano a esercitare pressioni sui rappresentanti delle autorità locali, della provincia di Catabaco e di Manila, ma senza successo, nonostante le promesse ufficiali e la costituzione di commissioni di inchiesta. Le indagini risultano chiuse già dal febbraio 2012, poi solo il silenzio. Gli agenti dell’Nbi, National bureau of investigation, hanno arrestato quattro sospettati, ma due sono stati subito scagionati.

Gli altri ancora in cella apparterrebbero a gruppi paramilitari della zona, legati a pezzi grossi dell’esercito, politici e imprenditori che vorrebbero mettere le mani sulla terra degli indigeni per sfruttarne le risorse, espropriandole a chi abita quell’angolo di paradiso. Sono stati tuttavia fermati per altro e nessuna accusa è stata formulata loro circa l’assassinio del religioso. «Ormai non speriamo più che si arrivi ad individuare i presunti colpevoli e nemmeno i mandanti – commenta il cugino 45enne Marco Cagliani, artista e cantautore di Imbersago che a padre Fausto è sempre stato molto legato e in diverse occasionie ra anche andato a trovarlo nella sua missione -. Sappiamo ormai tutti i motivi per cui è stato messo a tacere per sempre, ma difficilmente si conosceranno i nomi». Ma più che l’eventuale condanna dei suoi uccisori ai familiari del missionario preme che i progetti realizzati, cioè la sua eredità spirituale, proseguano. E così sta accadendo.

I giovani del posto hanno istituito una fondazione in memoria del parroco martire e proprio come lui si stanno prendendo cura dei tribali e ne sostengono le istanze. «Prima provavo rabbia, dolore, adesso invece mi accorgo che il suo ricordo è vivo e i suoi ideali di giustizia e di pace si stanno diffondendo ovunque», spiega il cugino. E non solo nelle Filippine, anche in Italia, dove proprio l’artista brianzolo ha realizzato con alcuni ragazzi una tournè in giro per la Penisola e un cd grazie ai quali ha già raccolto 15mila euro destinati al finanziamento delle iniziative avviate dal sacerdote scomparso tre anni fa.