Mozzate (Como), 20 aprile 2017 - Condanna a trent’anni di carcere confermata in Appello per Monica Sanchi, 36 anni di Rimini, accusata del concorso nell’omicidio di Nadia Nusdorfi e dell’ex compagno Silvio Mannina. Delitti che erano avvenuti rispettivamente nel sottopassaggio della stazione di Mozzate il 1° marzo 2014 e due giorni prima a Rimini, dove Mannina era stato attirato con una scusa. Dritan Demiraj, 30 anni, albanese di Rimini, ex compagno della Nusdorfi e mente di entrambi i delitti, era stato condannato all’ergastolo in primo grado, a marzo dello scorso anno, ma ora il processo di Appello a suo carico è sospeso: da mesi si trova ricoverato in ospedale in coma, dopo aver ricevuto un pugno in carcere da un pugile romeno, che lo ha ridotto a uno stato vegetativo.

A ottobre i giudici faranno una ulteriore verifica sulle sue condizioni di salute, per capire se sarà in condizione di stare nel processo. La sentenza è stata radicalmente ribaltata per Sadik Dine, pescatore albanese di 50 anni, zio di Demiraj, che in primo grado era stato assolto dall’accusa di concorso nell’omicidio di Silvio Mannina, e condannato a cinque anni per il solo occultamente del suo cadavere, in una cava del riminese, dove era stato trovato oltre un mese dopo.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Bologna, ieri lo hanno condannato all’ergastolo, ritenendolo colpevole anche di quel delitto, e presente nell’abitazione di Demiraj mentre veniva ucciso il trentenne originario di Castano Primo, all’epoca domiciliato in un centro di accoglienza di Bologna. A scatenare al rabbia di Demiraj contro Nadia Nusdorfi, e contro l’ultimo uomo che aveva frequentato, fino a due mesi prima del delitto, è stata la gelosia: l’estate precedente la donna lo aveva lasciato, per tornare a vivere dai parenti nel Comasco. Pa.Pi.