Cucciago (Como), 15 aprile 2017 - Immaginate di guardare una partita di calcio senza arbitro, guardalinee, quarto uomo, assistenti dietro la linea di porta. Fatti i dovuti paragoni è quello che capita ogni giorno in una a caso delle centinaia di stazioni ferroviarie della Lombardia, dove la sicurezza di 715mila pendolari che si muovono su 1.920 chilometri di rete ferroviaria e salgono e scendono da 2.300 treni è affidata nella maggior parte dei casi alla prontezza di riflessi di due persone: un macchinista e un capotreno.

È lo standard minimo, praticamente la norma, del trasporto ferroviario ai tempi della riduzione dei costi o peggio dei tagli lineari, che solo in Lombardia sono costati 13 milioni di euro in meno nel 2016 e 12 in meno quest’anno. Viste le premesse c’è poco da stupirsi se martedì scorso, alla stazione di Cucciago, in provincia di Como, un passeggero che alle 13.57 aspettava il treno per Milano Garibaldi si è sentito mancare quando ha visto che dalla porta a soffietto dell’ultima carrozza del convoglio in arrivo pendeva una gamba.

Quel che rimaneva di un passeggero rimasto incastrato mentre scendeva alla stazione di Albate-Camerlata, bloccato con la caviglia nella guarnizione di gomma dello sportello e trascinato per quattro chilometri. In attesa di risalire all’identità dello sfortunato viaggiatore, forse un cinquantenne italo-svizzero senza fissa dimora, a sconvolgere i pendolari è l’interrogativo sulla sicurezza. «Ci attendiamo una risposta al più presto da Trenord – spiega Matteo Mambretti, della consulta regionale dei pendolari – ci sono almeno tre cose che devono spiegare: come mai non si è accorto di nulla il capotreno. Che cosa ha annotato il macchinista che sulla motrice ha una spia che lo avvisa se una delle porte non si è chiusa. E poi se funzionavano i sensori fotoelettrici, inseriti sulle guarnizioni, che dovrebbe permettere la riapertura immediata delle porte nel caso in cui un oggetto rimane incastrato».

Alla stazione di Albate a controllare la struttura di Rfi c’è un responsabile che si occupa di scambi e binari, ma non della sicurezza dei passeggeri che spetta invece al vettore, in questo caso Trenord. Mancano anche le telecamere, nonostante lo scalo sia stato ristrutturato da poco. Così nel 2017 per stabilire la verità sulla morte del passeggero dilaniato dal treno occorrerà attendere la relazione di Trenord e le perizie della Polfer. Fosse stato un fuorigioco avremmo già tutte le risposte.