Brescia, 11 ottobre 2017 - Per la Procura non c’è dubbio: a Canton Mombello quell’agente di Polizia penitenziaria anziché tenere un comportamento ligio alle regole e dare l’esempio faceva il contrario. Gestiva un giro di cocaina ben oliato tra le mura della casa circondariale e trattava con i detenuti in barba alla divisa che indossa. Risultato: il controllore è finito in cella insieme a coloro che in teoria avrebbe dovuto controllare.

È lo scenario svelato da un’inchiesta che ieri è sfociata nell’esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un trentenne calabrese da tempo in servizio appunto a Canton Mombello. L’uomo è stato raggiunto e arrestato dai carabinieri in Campania, a casa di alcuni parenti, e poi è stato trasferito a Brescia. Inquirenti e investigatori gli muovono accuse pesanti, ovvero traffico di stupefacenti e abuso d’ufficio.

L’indagine, condotta sul campo dai colleghi della Penitenziaria che hanno collaborato con il pm Ambrogio Cassiani, ha preso le mosse alcuni mesi fa dalla denuncia di un detenuto, infuriato per un presunto raggiro. L’agente avrebbe acquistato un’auto usata dal recluso in questione senza pagarlo né effettuare il passaggio di proprietà, tanto che l’originario intestatario del mezzo era finito subissato da una raffica di multe e contravvenzioni varie.

Solo la punta dell’iceberg di una condotta illegale. Il poliziotto infatti stando ai riscontri per almeno un anno e mezzo avrebbe gestito l’importazione di cocaina dentro il carcere, trattando all’esterno con un gruppo di fornitori albanesi e spaccio all’interno attraverso un detenuto. A dimostrarlo, il telefono di servizio finito sotto sequestro. Chi comprava la droga avrebbe saldato i conti facendo eseguire bonifici da persone compiacenti. Per gli inquirenti inoltre l’agente infedele si prestava a fare da tramite per fare arrivare in cella telefonini. L’indagine continua. Il sospetto è che vi siano più complici.