I falsi ritratti dei prevosti: "Ma quali curati, erano parenti"

Nove dei venti dipinti in Santa Maria Nuova dei sacerdoti del XVI secolo sono stati realizzati in epoche successive. Lo storico Comincini: opere artefatte .

I falsi ritratti dei prevosti: "Ma quali curati, erano parenti"

I falsi ritratti dei prevosti: "Ma quali curati, erano parenti"

I volti dei prevosti che hanno guidato la chiesa abbiatense dal 2 aprile 1578 (data di costituzione della prevostura voluta da san Carlo, ndr) sono raccolti in una serie di quadri che negli ultimi sette anni sono stati ripuliti dalle incrostazioni e sottoposti a un accurato lavoro di restauro all’interno di Santa Maria Nuova. Lavori che hanno permesso di evidenziare come non tutte le opere sono propriamente le immagini dei sacerdoti indicati. Soprattutto le prime tele, dal Cinquecento al Settecento, hanno da sempre insospettito perché tutti i parroci avevano le vesti dello stesso colore e in mano avevano lo stesso bastone. "Nel passare da un dipinto all’altro, da san Carlo fino alla metà del Settecento, non si è mai avuta la sensazione del susseguirsi di epoche e quindi di stili pittorici: i primi nove dipinti, dal Borromeo al prevosto Masera, sembrano essere stati concepiti insieme per come i personaggi sono raffigurati e per alcuni dettagli come il pavimento, il calamaio, le calzature. Ogni dipinto, cioè, non mostra di essere stato realizzato negli anni del personaggio che rappresenta", scrive nel libro lo storico Mario Comincini. Una tesi che è stata verificata durante i restauri. Gli esami diagnostici effettuati sulle tele hanno infatti permesso di scoprire le iscrizioni originarie, sopra le quali sono state poi riportate le attuali.

I primi nove prevosti, e anche il quadro di san Carlo, raffigurano (perché indicato nelle iscrizioni originarie) personaggi della famiglia dei Trivolzio, non i reali prevosti dunque. Per San Carlo è stato utilizzato il quadro che ritraeva Scaramuccio Trivulzio, che è stato vescovo di Como e Piacenza. "Il nostro desiderio nel restaurare i quadri dei prevosti non era fine a sé stesso ma attraverso le immagini recuperate, liberate delle inevitabili incrostazioni del tempo, era quello di risvegliare nella nostra memoria e di fissare in una non facile impresa il cammino della nostra comunità nel corso dei secoli fino ai nostri giorni" è il commento dell’attuale previsto, monsignor Innocenzo Binda. I due libri che raccolgono la storia della prevostura, le notizie dei singoli prevosti e le delicate fasi di restauro si possono richiedere in parrocchia. I libri riportano i testi dei ricercatori e restauratori, Mario Comincini, Silvana Lovati, Giovanna Colombo, Veronica Sfondrini, Anna Valeria Soragna, Paolo Bensi e Chiara Sotgia. Le fotografie sono di Maurizio Bianchi.