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1 mar 2022

Busto Arsizio, 'il tassista di Dio': venti ore su un pulmino, bimbi salvati dalle bombe

L’impresa di don Giuseppe Tedesco: in viaggio fino alla Polonia per portare i profughi nel Varesotto

rosella formenti
Cronaca
(DIRE) Milano, 1 mar. - Don Giuseppe Tedesco, della parrocchia di San Giuseppe di Busto Arsizio (Varese) questa notte
Don Giuseppe Tedesco con due giovanissimi arrivati dall'Ucraina

Busto Arsizio (Varese) -  L’obiettivo era salvare alcuni bambini ucraini che erano riusciti a varcare il confine e ad arrivare in territorio polacco. Nella notte tra lunedì e martedì ha concluso la sua grande missione umanitaria don Giuseppe Tedesco, parroco di San Giuseppe (zona ospedale), partito da Busto Arsizio per la Polonia domenica, con alcuni volontari.

«Ci siamo organizzati con i permessi in tempo record e siamo andati. Il viaggio è stato faticoso e lungo, non finiva mai, quasi tremila chilometri tra andata e ritorno. Devo dire che non avrei potuto fare nulla senza il sostegno di chi ci ha aiutato, venti ore di guida da solo sarebbero state troppe: grazie agli amici, alle autorità e a coloro che hanno pregato per noi". Con don Giuseppe che già è stato soprannominato "il tassista di Dio" sono arrivati i primi dieci di cui otto bambini, quattro dei quali, della zona di Chernobyl, già accolti durante i soggiorni estivi e una mamma con un neonato.

"Quello che più mi ferisce – connua il parroco – è che siamo riusciti a portare a casa solo quattro degli undici bambini che sono stati qui durante l’estate. Ce ne sono ancora sette rimasti là, sotto le bombe. Non sarò sereno fino a quando non saranno tutti qui". Ieri per i bambini salvati da don Giuseppe e dai volontari la prima giornata lontani dalla guerra e dal terrore per le bombe, mentre in Ucraina la situazione è sempre più tragica. "Ho paura di quel che succede là", ha detto uno dei bambini arrivati a Busto, che spera presto di riabbracciare il papà. "Dobbiamo pregare per la pace – ha concluso don Giuseppe – perché si arrivi a una tregua per far partire chi oggi è devastato dal dolore e si arrivi a una pace che permetta la ricostruzione. Io amo questi ragazzi, ma sono stati affidati dai loro genitori. Dobbiamo sperare che possano tornare nella loro patria, ricostruirla nella speranza della rinascita dell’Ucraina. Il grosso del problema arriverà, per ora ho solo dato un esempio, di come si può operare con il cuore. Lavorare con il cuore e la ragione, informando le autorità per ogni scelta che si va a prendere".

La città intanto si prepara ad accogliere i profughi ucraini in fuga dalla guerra. Saranno ospitati nella "Casa Don Lolo" di viale Stelvio, la palazzina all’interno dell’area dell’ospedale in passato, prima dell’emergenza sanitaria, a disposizione per offrire alloggio ai familiari di pazienti ricoverati. L’Amministrazione comunale si è attivata: ieri pomeriggio si è svolto il sopralluogo degli assessori Paola Reguzzoni (servizi sociali) e Mario Cislaghi (Personale). La struttura è pronta, nei prossimi giorni dovrebbe accogliere i primi profughi.

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