I lavoratori impegnati a curare l’appezzamento all’esterno del capannone di via Verri
I lavoratori impegnati a curare l’appezzamento all’esterno del capannone di via Verri

Trezzano sul Naviglio (Milano), 2 giugno 2020 - Il cambio della sede avvenuto lo scorso anno, dalla storica di via Boccaccio a quella di via Verri, ha dato una nuova spinta agli operai della fabbrica recuperata per mettere in campo progetti e iniziative. Sempre tenendo conto dello spirito e degli obiettivi di Ri-Maflow: solidarietà, autoproduzione, dignità e lavoro. Tra i nuovi progetti c’è quello di un orto ecosostenibile: un appezzamento di terra dove coltivare frutta, verdura ed erbe aromatiche. Servirà a produrre in maniera autonoma e controllata i cibi che finiranno sulla tavola degli operai, cucinati nella mensa di Ri-Maflow. "Abbiamo iniziato a lavorarci a inizio febbraio: là dove esisteva solo un prato, ora c’è un bellissimo orto, all’interno del giardino della nostra fabbrica – spiegano i lavoratori –. Merito di una squadra guidata dall’esperienza di Donato, con l’aiuto di Vasel, Franco, Mauro, Abdoulaye ed Ebrima".

Il gruppo ha rimosso le erbacce del campo incolto, ha livellato e arato il terreno, passando poi per la concimazione organica. Infine, la squadra ha piantato alberi da frutta, ortaggi e aromatiche. "Donato è uno dei nostri esperti artigiani di pelletteria della Città dei Mestieri, i laboratori creati all’interno della fabbrica. È appassionato di coltivazione e di pratiche ecosostenibili, come l’autoproduzione dei semi e delle piantine. In più, realizza compostiere per la produzione di concime organico e studia l’uso dei lombrichi per la fertilizzazione del terreno". Insomma, nell’orto di Ri-Maflow si fa tutto in modo naturale, senza concimi chimici o pesticidi. "Una strategia che si sposa con i nostri principi ecologisti – ancora i lavoratori – e permette alla nostra mensa di avere prodotti sani e freschi di stagione". Tutto a chilometro, anzi, a metro zero, visto che l’appezzamento è proprio all’interno del perimetro della nuova fabbrica.

"In questo modo, autoproduciamo il cibo e costruiamo comunità", sottolineano i lavoratori, che negli anni sono riusciti a creare opportunità dalla crisi. Quella che ha colpito la Maflow nel 2012, una fabbrica leader nella produzione di componenti per auto, fallita lasciando a casa 300 dipendenti. Da allora, i lavoratori si sono rimboccati le maniche e hanno dato vita a un progetto di recupero, creando una cittadella dei mestieri, con laboratori artigianali che hanno ridato lavoro "e dignità", sottolineano, a un centinaio di ex operai. Ri-Maflow è stata capace di reinventarsi anche in questo momento di emergenza: dai laboratori escono le "mascherine solidali", testate e realizzate seguendo le linee guida del Politecnico di Milano, in sicurezza. "Acquistarle – concludono dalla fabbrica – significa sostenere i nostri progetti di lavoro, solidarietà e cooperazione".