Francesco Potenzoni con le foto del figlio Daniele scomparso a Roma nel giugno del 2015
Francesco Potenzoni con le foto del figlio Daniele scomparso a Roma nel giugno del 2015

Pantigliate (Milano), 13 ottobre 2019 - Daniele Potenzoni è vivo e viene ospitato in un monastero di clausura di Roma. Questo almeno è quanto affermato in una lettera anonima, spedita da Firenze, indirizzata alla redazione di “Chi l’ha visto?”, programma di Rai3. Poche scarne righe, firmate da due impronte digitali lasciate con l’inchiostro, per comunicare che «Daniele, il ragazzo scomparso a Roma, si trova nel monastero di Santa Chiara in via Vitellia». Un ulteriore mistero che infittisce quello della scomparsa di Daniele Potenzoni. È il 10 giugno 2015 quando il ragazzo autistico, allora 36enne, scompare misteriosamente mentre con un gruppo di disabili si stava recando in udienza dal Papa. Da allora, nonostante le incessanti ricerche, i giovane uomo è parso sparire nel nulla. Se dal punto di vista giuridico una sentenza di primo grado ha scagionato Massimiliano Sfondrini, l’infermiere professionista che stava accompagnando il ragazzo, dall’accusa di abbandono di incapaci, dal punto di vista umano la vicenda iniziata a Pantigliate, un piccolo paese nell’hinterland di Milano, in breve tempo ha catalizzato l’attenzione dell’Italia intera.

Numerose le segnalazioni che, a oggi, si sono però rivelate infondate. Pochi giorni fa, l’ulteriore pista, fra misteri e ombre, sufficiente per riaccendere le speranze dei familiari. Al monastero di Santa Chiara, zona Villa Pamphili, intervistate dalla troupe televisiva inviata dalla Rai le monache smentiscono di conoscere Daniele. Una di loro, però, afferma di averlo visto proprio la sera prima. «Aveva un accenno di barba e un aspetto ben curato, chiedeva del pane e se ne è andato via subito dopo». Le telecamere di sicurezza posizionate all’esterno avrebbero potuto essere risolutive sull’identità dell’uomo ma, secondo le suore, le riprese sarebbero state cancellate a poche ore dalla ripresa. Una vicenda misteriosa che lascia enormi punti interrogativi: perché la lettera anonima è stata spedita da Firenze? Perché lasciare le tracce delle impronte digitali? Come mai una suora ha subito riconosciuto con sicurezza Daniele dopo che le è stata mostrata una sua foto, nonostante abbia affermato di essersi intrattenuta con lui solo per pochi istanti? Perché le riprese della videocamera sono state cancellate poco dopo senza attendere le canoniche 24 ore? Francesco Potenzoni, padre di Daniele, vuole vederci chiaro sulla vicenda.

«Grazie alle impronte lasciate sulla lettera – afferma – si sta cercando di risalire a chi l’ha scritta, perché forse sa ma non vuole esporsi. Intanto andrò a Roma a parlare con le suore perché voglio scandagliare a fondo questa pista che mi sta dando nuove speranze. Forse al monastero conoscono più di quanto hanno dichiarato alla televisione. Dovranno guardarmi in faccia mentre mi dicono che di mio figlio non sanno nulla».