La Ri-Maflow collabora con gli "Archivi della Resistenza"
La Ri-Maflow collabora con gli "Archivi della Resistenza"

Trezzano sul Naviglio (Milano), 26 gennaio 2017 - Erano 330 gli operai della Maflow, la multinazionale italiana che produceva componenti per le automobili. Come è successo a tante realtà, anche la Maflow è caduta nella rete della crisi. Una storia fatta di debiti per milioni di euro: è il 2009 quando si apre la procedura di amministrazione straordinaria, l’anticamera della cessione a esterni. Così avviene: dopo aver perso man mano tutte le commesse, l’azienda che contava un fatturato di milioni di euro viene comprata dall’imprenditore polacco Boryszew. Dei 330 dipendenti solo a 80 viene conservato il posto di lavoro. Per gli altri c’è la cassa integrazione. Iniziano mesi durissimi, con gli operai che si rimboccano le maniche per tentare di risollevare le sorti dell’azienda. Niente da fare. La Maflow trezzanese chiude definitivamente i battenti nel 2012. Fine? No, è solo l’inizio.

"Abbiamo dato vita a Ri-Maflow, una cooperativa sociale che ha basato la propria attività sul riuso e il riciclo. I lavoratori sono i soci fondatori, poi ci sono volontari e sostenitori", raccontano dalla fabbrica. "Ri" sta per rinascita, riappropriazione. "Abbiamo iniziato a pensare a cosa poter fare della fabbrica, come reinventarci e continuare a dare dignità alla nostra professione, al nostro lavoro", dicono gli operai. La fabbrica è vissuta con rispetto, come luogo che vive, fatta di persone che hanno perso il lavoro ma che hanno tenuto alta la testa parlando sempre di dignità e sviluppo, aggregazione e autorganizzazione, autogestione e partecipazione. Gli operai hanno iniziato a mettere mano a computer e alle apparecchiature elettroniche: "In particolare, rigeneriamo e recuperiamo computer che poi doniamo alle scuole", spiegano. Non è tutto. Da qualche tempo la Ri-Maflow si è animata con la Cittadella, un’area di condivisione per gli artigiani che possono sfruttare gli spazi della fabbrica a un costo minimo: "Si offre così un servizio alla cittadinanza, che può qui trovare professionisti come fabbri, falegnami, tappezzieri. Gli artigiani pagano solo quando l’attività decolla", raccontano. C’è poi tutta la parte dedicata al cibo. Con l’appoggio dei gruppi di acquisto solidale e delle associazioni, in fabbrica si possono trovare prodotti bio le cui vendite consentono di finanziare le piccole produzioni come la Ripassata, la salsa di pomodoro, e il liquore Rimoncello.

L’ultimo arrivato in casa Ri-Maflow è l’Amaro Partigiano. Un liquore di 9 erbe selezionate grazie alla collaborazione con gli "Archivi della Resistenza" di Fosdinovo, a Massa Carrara, che da anni lavora per ricostruire le pagine della Liberazione nelle province di Massa Carrara e La Spezia, nella zona che in tempo di guerra veniva chiamata la Linea Gotica Occidentale. Grazie alle ricerche del gruppo, è stato possibile ripercorrere i sentieri dei partigiani nei boschi e le erbe che utilizzavano. Una lunga e attenta selezione ha portato alla scelta di 9 erbe. "Per la particolarità degli ingredienti e per la raccolta stagionale, ogni bottiglia ha un suo aroma e colore", raccontano i lavoratori di Ri-Maflow che hanno aperto una campagna di crowdfunding (sulla piattaforma www.produzionidalbasso.com) per raccogliere fondi e dare vita alla produzione in serie. In più, "vogliamo costruire un liquorificio sociale, da mettere a disposizione anche per altre realtà, creando così nuovi posti di lavoro - spiegano -. L’obiettivo è cercare di ricollocare i 300 operai e dimostrare, ancora una volta, che non siamo finiti".