"Vi racconto Arnaldi..."

Petrone è “l’ombra“ del tennista azzurro vincitore della Davis .

"Vi racconto Arnaldi..."

"Vi racconto Arnaldi..."

Il tennis è uno sport individuale, in cui, però, il proprio team diventa una sorta di famiglia. Matteo Arnaldi, fresco vincitore della Coppa Davis, ha trovato in Alessandro Petrone, suo coach milanese, un grosso punto di riferimento. Il lombardo, ex giocatore classe 1990, è tra gli artefici della crescita del ligure.

Come è nata la collaborazione?

"Quasi per caso. Sono di Milano e mi ero trasferito a Sanremo per allenarmi, ancora giocavo. Con il Covid ho smesso e ho iniziato a lavorare lì. Matteo si allenava al centro federale a Tirrenia. Ogni tanto, Arnaldi passava da lì e il suo maestro, mi ha chiesto se potessi essere interessato a lavorarci. Lo conoscevo poco, era appena sotto i mille. A livello economico non c’era molta disponibilità, ho scelto di investire su lui e di provare fino a fine dell’anno (era il 2021, ndc) da subito è andata bene ha chiuso la stagione da numero 350, e così abbiamo iniziato il nostro percorso".

Che rapporto avete?

"Credo che la vita da allenatore e giocatore sia collegata: passi tanto tempo insieme, ci deve essere molto feeling a livello umano. È come un fratello minore: sono due anni e mezzo che lavoriamo. Abbiamo vissuto tante emozioni ed esperienze e questo ha contribuito a rafforzare ancora di più il legame. Non è facile, non c’è troppa differenza d’età, il limite è sottile. Bisogna stabilire confini e creare l’equilibrio".

Con la vittoria della Davis crescono le aspettative…

"Matteo ha i piedi per terra, ha aspettative molto alte per la sua carriera. È determinato, professionale, non si fa turbare. Abbiamo la fortuna di avere Sinner che attira attenzione. Se ci fossero stati, ad esempio, solo Musetti o Matteo, avrebbero avuto più pressioni. In ogni caso, non credo si faccia influenzare".

Dopo la sua sconfitta con l’Olanda, cosa è scattato?

"Non è stato semplice, ci teneva a vincere, a livello personale e per l’Italia. Ha accusato il k.o con l’Olanda, visto che ha avuto anche tre match point, sul momento l’ha demoralizzato. L’abbiamo tenuto concentrato. È stato bravo a farsi trovare pronto e a reagire. Nella partita finale era teso, non ha giocato assolutamente il suo miglior tennis, però nelle finali conta solo vincere".

Sinner può aiutare per la crescita?

"Sicuramente: con lui puoi allenarti, parlare, condividere momenti. È d’ispirazione e motivazione vedere che certi comportamenti portano grossi risultati, per Matteo è un valore aggiunto"

Il momento di svolta del 2023?

"L’anno scorso non aveva mai giocato a livello ATP, l’inizio d’anno è stato complicato. Tra fine marzo e aprile, dopo il Challenger di Sanremo, era in crisi per aver subito preso. Ha reagito, ha giocato e vinto il Challenger a Murcia. Ha riacquisito fiducia fino all’exploit al Master di Madrid con la vittoria su Ruud, quello è stato il periodo chiave".

Su cosa lavorerete?

"Su servizio, risposta al primo colpo: sono fondamentali, si gioca la maggior parte della stagione su cemento, su campi rapidi. Più sale il livello più fa la differenza con i giocatori più forti. Quest’anno ha avuto la fortuna di poter fare alcune esperienze, ha giocato due volte con Medvedev, con Alcaraz, con Rudd: queste partite ti possono aiutare a migliorare tanto il servizio, come ha fatto anche Jannik e togliere da diverse situazioni complicate"

Prossimi impegni e obiettivi?

"Da lunedì siamo in Australia, inizieremo con i tornei 250 a Brisbane e Adelaide, poi Australian Open poi a febbraio Messico, Indian West, Miami e poi torneremo a Madrid, Roma e così via. Cerchiamo di non darci mai obiettivi di classifica perché sono molto variabili e difficili da controllare. Quest’anno volevamo fare più esperienza possibile a livello ATP e nel 2024 vogliamo continuare a farla, consolidando il suo livello e provando a giocare e a lottarsi più partite possibili".

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