Discriminato e squalificato. "Molto triste sentirsi dire la frase “Napoli colera“ da un ragazzo di 15 anni»

Fermato per un mese l’allenatore della Pavoniana che aveva reagito alle offese

"Voglio chiarire subito una cosa: ho sbagliato a reagire dopo quel “Napoli colera“ nei miei confronti, e probabilmente avrei fatto meglio a stare zitto. Ma credetemi, è inaccettabile che nel 2024 ci siano pensieri del genere non solo da parte degli adulti ma pure di ragazzini. E faccio davvero fatica ad accettare una simile offesa da parte di un calciatore di 15 anni della squadra avversaria, perché la prima cosa che dico ai miei giocatori è di essere sempre rispettosi nei confronti dell’arbitro e degli avversari". Non sa darsi pace Ivan Restolfer, napoletano d’origine ma “trapiantato“ da tempo in Lombardia. Da sei anni è l’allenatore di squadre di adolescenti della Pavoniana Gymnasium, uno dei più floridi vivai del bresciano, e mai si sarebbe immaginato la scena di cui è stato protagonista in campo: un insulto a sfondo discriminatorio ricevuto da un giovanissimo calciatore della squadra avversaria. Di fronte al quale ha reagito e deve pagare, visto che il giudice sportivo l’ha fermato per un mese, fino al prossimo 20 marzo: perché "al termine della gara teneva comportamento antisportivo e minaccioso nei confronti di un calciatore avversario", si legge nel comunicato ufficiale.

Il tutto è accaduto nel campionato Under 15 Regionale. Con un antecedente che mister Restolfer, 41 anni, tifosissimo della squadra partenopea, ci tiene a raccontare: "La settimana prima in occasione di una partita giocata in trasferta sono stato attaccato dall’allenatore avversario. Altre offese pesanti, da “terrone“ a “impara l’italiano“. In quell’occasione ho fatto finta di nulla, ho preferito pensare solo ai miei ragazzi anche se sono un tipo “focoso“. A fine partita quando quell’allenatore si è avvicinato non gli ho dato la mano. E lui mi ha detto: “Tu devi imparare a leggere un po’ di libri“. Ed io: “Lei è razzista, la mano preferisco non dargliela“".

Poi si arriva all’episodio nel mirino del giudice sportivo. "E’ successo ancor di peggio: dico solo “arbitro, è angolo“, e il ragazzino della squadra avversaria seduto in panchina mi fa: “Ma sta zitto, Napoli colera“. Resto senza parole, mi rivolgo verso il suo allenatore che mi guarda e si mette a ridere. A fine partita sono andato a cercare quel ragazzo dicendogli “complimenti per l’educazione“. Per tutta risposta un suo compagno di squadra risponde: “Zitto, devi dare l’esempio“. Allora io replico: “Ok, ma se fossi un tuo genitore ti farei un c... così”. Ho sbagliato a dirgli quella frase, lo so benissimo, ma l’arbitro ha sentito solamente l’ultima parte senza capire cosa fosse successo prima. Però lui mi ha espulso". Poi è arrivata la squalifica per un mese: "Credo sia eccessiva, mi aspettavo massimo due giornate".

A distanza di pochi giorni lo sconforto resta. "Quel che mi dispiace è che il mister e dirigenti non hanno detto al loro giocatore di chiedere scusa. E nessuno si è fatto sentire. Vero, io devo dare l’esempio, ma l’educazione e il rispetto devono essere sempre reciproche. E poi non mi va quel che ha scritto l’arbitro nel referto, parlando di minacce nei confronti dell’avversrio". A consolare il mister ci hanno pensato i suoi ragazzi: "Per fortuna mi hanno scritto in tanti, anche i loro genitori. Ma per me resta la delusione pensando ai ragazzi di 15 anni che non hanno rispetto nei confronti di chi li circonda. Ho sempre cercato di insegnare l’educazione, non solo a mio figlio e quando un genitore mi dice “complimenti per quel che sta trasmettendo al nostro ragazzo” io sono felicissimo". Con la chiosa finale: "Io proprio non ci sto a passare per violento perché che non sono. Cerco di trasmettere solo valori positivi e di rispetto e i messaggi di stima arrivati dai miei ragazzi sono un motivo d’orgoglio".

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