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28 apr 2022

Radu, Meret, Buffon e gli altri: la stagione nera dei portieri

La solitudine dei numeri uno: cosa c'è dietro le papere degli estremi difensori

cristiana mariani
Sport
Inter's Ionut Andrei Raduat the end of the Italian Serie A soccer match Bologna FC vs FC Inter at Renato Dall'Ara stadium in Bologna, Italy, 27 April 2022. ANSA /ELISABETTA BARACCHI
Ionut Radu

Ionut Radu, ma anche Alex Meret e Gianluigi Buffon. Ovvero la solitudine dei numeri uno. Che, da soli, spesso si trovano ad affrontare situazioni difficili da sbrogliare. E, come è accaduto a Ionut Radu ieri sera nel recupero di campionato fra la sua Inter e il Bologna, a volte si trovano anche a commettere errori che valgono una partita. Basti pensare all'errore, quasi fotocopia di quello commesso da Radu, di Alex Meret. La sua indecisione ha non solo favorito la rete dell'Empoli contro il Napoli, ma ha di fatto dato il via all'arrembaggio dei toscani e alla loro rimonta. Peccati di gioventù, si potrà obiettare. Basti pensare all'inizio di stagione orribile di Gigio Donnarumma al Paris Saint Germain. Ma se poi si volta lo sguardo al match fra Parma e Perugia e si vede il clamoroso liscio del 44enne Gianluigi Buffon si cambia del tutto idea. L'inizio della stagione non è stato idilliaco neppure per un altro veterano, il 32enne estremo difensore juventino Wojciech Szczęsny. Che però poi si è ripreso alla grande, va sottolineato. Più difficile invece potrebbe essere la ripresa per Radu,  che essendo il secondo portiere dell'Inter non ha la garanzia di poter avere con continuità altre possibilità di giocare. Continuità che era stata fondamentale, ed esempio, per il recupero di motivazioni e concentrazione di Szczęsny.

La solitudine dei numeri uno, dicevamo. Ma cosa sta succedendo ai portieri nel calcio italiano? Mai come in questa stagione si sono riscontrate così tante papere da parte di estremi difensori. E mai così tante con i piedi, come nel caso di Buffon, Radu e Meret. Questo è il sintomo di un calcio che sta cambiando, un calcio nel quale è sempre più importante che il portiere sia capace e convinto nel gioco anche con i piedi e non solo con le mani. Un portiere, quindi, che è sempre più calciatore. Che però ha una responsabilità fondamentale: se un attaccante liscia il pallone nulla cambia, se lo fa un centrocampista può prenderlo un avversario e ripartire, se succede a un difensore la situazione può prendere una brutta piega, ma se a lisciare è il portiere allora quasi certamente è gol subìto. 

Va anche sottolineato un altro dato di fatto: sino a qualche decennio fa quella italiana era una delle scuole di portieri migliori al mondo. Poi è arrivato il ciclone Buffon, croce e delizia del calcio italiano. Delizia perché è stato ed è - a prescindere da qualsiasi errore, Buffon è patrimonio del calcio mondiale - un grande portiere, croce perché il calcio italiano è stato "schermato" dal suo talento e quindi ha un po' messo da parte l'evoluzione di questo ruolo. Un ruolo che oggi più che mai è diventato a 360 gradi. Un ruolo nel quale servono istinto, capacità atletica, ma anche tanta tecnica. Anche di piede. 
 

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