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4 giu 2022

Monza, un sogno lungo centodieci anni

Dal “Simmonza“ della carne in scatola al “Borussia della Brianza“. Dominanti in B, mai in A: per oltre un secolo passerella di futuri campioni

4 giu 2022
dario crippa
Sport

di Dario Crippa

Negli anni Cinquanta, lo avevano ribattezzato il Simmonza, perché il suo patron Gino Alfonso Sada aveva fatto fortuna con la carne in scatola, la Simmenthal. Alla fine degli anni Settanta il Monza era diventato il “Borussia della Brianza”, perché giovane e arrembante aveva stupito (e a volte dominato) il campionato di serie B per quattro volte... senza mai riuscire a vincerlo. In un mondo schiacciato dagli squadroni della vicina Milano, per sopravvivere era stato messo in piedi un vivaio in grado di produrre giocatori fatti e finiti da vendere ai ricchi e blasonati e che un giorno avrebbero accumulato coppe e scudetti come in un forziere nella massima serie. Quando eravamo re, insomma. Prima dell’avvento di Silvio Berlusconi, ci fu un Monza ruspante, bello a tratti, sfortunato spesso: a mettere insieme i suoi giocatori ci si potrebbe fare una squadra dei sogni. È un gioco, ci abbiamo provato.

In porta c’è l’imbarazzo della scelta, anche se il titolare è Luciano Castellini, detto il “Giaguaro”, cresciuto ed esploso in biancorosso prima di andare a vincere lo scudetto al Torino. Menzione speciale per Felice Pulici da Sovico, portierone della Lazio: va alle stesse scuole per geometri con Adriano Galliani, si incrociano e dopo il calcio giocato lo ritroverà da dirigente alla Figc.

In difesa si va di Milan: a destra Angelo Anquilletti, terzino simbolo di scudetti e coppe, approdato a Monza a fine carriera; a fianco Mario Trebbi; e a sgroppare sulla fascia con la sua zazzera bionda Angelo Colombo da Mezzago, preziosissimo corridore vent’anni dopo col Milan di Sacchi e degli olandesi. E al centro a farsi le ossa, prima di finire proprio in quella squadra, Billy Costacurta. Tocca al centrocampo. Sulla fascia forse il più grande, il Poeta del Gol, Claudio Sala, destinato a vincere l’unico scudetto del Toro dopo Superga a fianco del quasi omonimo Patrizio Sala (non sono parenti, ma brianzoli entrambi sì). Da mediano Walter De Vecchi, punto di forza negli anni Settanta, pure lui destinato al Milan. E come fantasista la classe cristallina di Giovannino Stroppa: oggi da allenatore è tornato a condurre proprio la sua ex squadra in A. In attacco ci sono solo due posti nel nostro 4-4-2: al centro non si può non schierare il Bisontino da Missaglia, Gigi Casiraghi, indimenticabile con le casacche di Juve, Lazio e Nazionale. E al fianco, un ragazzo cresciuto alla Juvenilia di Monza: Daniele Massaro. Campione del Mondo senza scendere in campo nel 1982, vice da protagonista nel 1994, collezionista di trofei nazionali e internazionali col Milan. In panchina siamo lacerati: quello che sfiorò la A fu Alfredo Magni, ma chi in carriera vinse ad alti livelli furono Nils Liedholm e Gigi Radice. Il primo diceva sornione che la salvezza conquistata col Monza valeva più dei due scudetti vinti con Roma e Milan; il secondo, originario di Cesano Maderno, in Brianza ci venne più volte: promozione in B nel ’66-’67 e nel ’97 alla fine della sua carriera, la A sfiorata nel 1969. Alla dirigenza, impossibile dimenticare tra fine anni Settanta e inizio Ottanta un giovanissimo e capelluto Adriano Galliani. Ma non tocchiamo l’ultimo Monza, qui si parla del passato. Unica eccezione il presidente: uno come Silvio Berlusconi è senza tempo. Il gioco è finito. Ma basterebbe citare qualcuno dei tanti esclusi per stare a discutere per ore. I portieri Terraneo, Abbiati, Antonioli, Gillet. I centrocampisti Buriani, Tosetto, Scala, Volpati. I fantasisti “Dustin” Antonelli o Robbiati. Gli attaccanti Ganz, Branca, Mondonico, Braida, MIlani.

Curiosità: nel 1999, in un Monza già disastrato e destinato al primo fallimento di lì a pochi anni, arrivò anche qualche straniero di dubbia fama. Fra loro anche un ragazzino. Aveva 17 anni e disputò solo qualche spicciolo di partita: era francese, famiglia del Senegal e si chiamava Patrice Evra. E sarebbe diventato uno dei più forti e titolati terzini della sua generazione.

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