DOMANDA:

MIO FIGLIO frequenta il quarto anno di liceo in Canada. Temo che al ritorno faccia fatica a inserirsi nuovamente nella sua classe. In pratica avrà saltato un anno di programma e mi chiedo se i professori italiani potranno perdonare questa lacuna. Sandra, Milano

RISPOSTA:

IL QUARTO ANNO all’estero non è una stravaganza ma è previsto e tutelato dalla legge italiana alla quale sono soggetti anche i presidi e i professori. Quindi, non c’è nulla da perdonare al ragazzo che torna in Italia perché non c’è nessuna colpa. È sbagliato considerare il quarto anno di liceo all’estero come una lacuna nella formazione scolastica: suo figlio in Canada, non studia di meno, studia cose diverse. I nostri diciassettenni iscritti al corso senior delle high school anglosassoni non sono in vacanza ma frequentano, fanno verifiche in classe, vanno nei laboratori. E lo fanno in lingua straniera, una fatica ulteriore non banale. Matematica e fisica sono complesse in italiano, figuriamoci in inglese o in francese. A mio avviso si tratta di una opportunità per il ragazzo con benefici superiori a qualsiasi differenza di programma. Non è un caso che sia un fenomeno in continua crescita. Quali sono i benefici? l’esperienza lontano dalla famiglia che insegna all’adolescente a avere cura di se stesso, delle proprie cose e del proprio tempo. Poi la lingua, condizione fondamentale per poter affrontare con speranza di successo il mercato del lavoro. Infine la cultura di un Paese lontano, fatta di consuetudini, leggi, libri e insegnamenti diversi dal nostro. Per esempio, gli studenti cambiano aula e compagni ogni ora, nell’edificio scolastico rimangono dalla mattina presto fino al tardo pomeriggio pranzo compreso, sport e musica non sono opzionali. Queste considerazioni vanno condivise prima di partire con il corpo docente italiano in un aperto e costruttivo confronto. Al ritorno in Italia, in quinta, i ragazzi dovranno studiare il programma di quinta, senza punizioni e senza impossibili recuperi del programma di quarta.