Chiesa in Valmalenco, 28 marzo 2018 -  Manca circa un mese alla presentazione delle liste per le amministrative, e Chiesa Valmalenco è ancora incerta. L’ipotesi più plausibile è che le liste siano tre, ma solo due, al momento, sono sicure: quella che si inserisce nel solco tracciato dall’attuale minoranza in Consiglio e quella guidata da Marco Amonini, assessore a Caspoggio. La prima non ha ancora il suo candidato sindaco. «Io non posso farlo - spiega Simona Pedrazzi che, anche se non c’è ancora l’ufficialità, dovrebbe fare parte del Consiglio regionale e, conseguentemente, potrà ricoprire solo la carica di consigliere in Comune - O meglio, potrei correre, ma qualora venissi eletta sindaco o assessore dovrei scegliere tra i due impegni, e non sarebbe coerente». Non sarà nemmeno Costantino Tornadù, ex assessore provinciale, anche se potrebbe far parte della lista, insieme a un avvocato di Chiesa e ad Alessandro Longhini, attualmente in minoranza a Chiesa insieme a Pedrazzi. «Nel gruppo - aggiunge - ci sono già quasi tutti i 10 nomi più uno necessari». La seconda lista è al rush finale: «Si tratta solo di chiudere, scremando - precisa Amonini - Chi rimarrà fuori potrà comunque lavorare con la squadra, ne abbiamo bisogno.

Stiamo elaborando un progetto innovativo per rilanciare Chiesa. Vogliamo farla rinascere come Caspoggio». Alcuni «hanno indicato me come candidato sindaco, ma non ne faccio una malattia», precisa, esprimendosi poi sul tema della fusione, che, in passato, ha acceso il dibattito nel comprensorio. «Non abbiamo preclusioni neanche in questo caso, ma è un progetto a medio se non lungo termine e serve un percorso di preparazione. Vanno incastrati diversi tasselli e bisogna parlare con la gente. Non siamo contrari a priori, l’importante è sedersi e ragionare, ascoltando la volontà delle persone». Non si pronuncia ancora, invece, la rappresentante della terza e ancora potenziale lista: il primo cittadino in carica Miriam Longhini. Mentre per i rappresentanti del Comitato per la fusione dei Comuni malenchi, a regnare in paese è solo una grande confusione. «Parte di noi è disposta a mettersi in gioco, ma sembra manchi l’amore per la politica, intesa come governo della cosa pubblica - commenta il presidente, Andrea Parolini -. Siamo sconfortati, ma non ci diamo per vinti».