I rilievi sul luogo dell'omicidio
I rilievi sul luogo dell'omicidio

Cinisello Balsamo (Milano), 17 ottobre 2018 - Un garage seminterrato trasformato in un loft di fortuna e affittato a una coppia di transessuali peruviani, entrambi dediti alla prostituzione. È questa la scena a luci rosse nella quale la notte tra il 3 e il 4 febbraio si è consumato il delitto di Carlos Cardenas Gutierrez, ragazzone sudamericano che ha trovato la morte nel suo letto in una notte di sesso a pagamento, forse uguale a tante altre.

Purtroppo per il quartiere Crocetta di Cinisello questo fenomeno della prostituzione, soprattutto omosessuale, non rappresenta un’eccezione, ma una terribile realtà quotidiana. I palazzoni del rione sono ormai da tempo il centro di una mescolanza etnica e culturale nella quale si annidano fenomeni criminali, di disagio umano e di difficoltà sociali. Sono numerosi gli alloggi presi in affitto, o a volte acquistati per poche decine di migliaia di euro, da gruppi di sudamericani che li trasformano in pied à terre per le loro attività di prostituzione.

Gli alloggi nei palazzoni oggi hanno un valore puramente simbolico, se si pensa che alcuni sono da anni all’asta a cifre di poco più di 20mila euro. Il viale Fulvio Testi, da decenni simbolo di sesso a pagamento, è dietro l’angolo, e l’anonimato di questi enormi palazzoni popolati da decine di etnie diverse, sono il posto ideale per scomparire. Purtroppo, in più di un’occasione le loro attività che si svolgono quasi sempre la notte, finiscono per essere al centro di tragedie con rapine, furti e violenze, che nel peggiore dei casi sono terminate con l’omicidio. La vicenda accaduta a febbraio nel seminterrato di un palazzo di viale Friuli è emblematica di questa condizione di marginalità. A scoprire il corpo di questo viados 42enne era stato il suo coinquilino che con lui condivideva il «mestiere» e un giaciglio nell’alloggio di fortuna, ricavato laddove un tempo sorgeva una ditta di lavoranti cinesi.

Già pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere, quando i carabinieri hanno avuto contezza che si era trattato di un omicidio, le modalità e la scena del crimine lasciavano chiaramente presagire che trovare il responsabile sarebbe stato difficilissimo. Invece una indagine condotta con tutte le tecnologie più moderne e con la pazienza certosina degli investigatori dell’Arma ha consentito di ricostruire un puzzle di indizi e di prove materiali recuperando uno ad uno i tanti tasselli che nei primi momenti sembravano invisibili. Lo stesso quartiere Crocetta è stato fondamentale perché grazie ad alcuni sistemi di videosorveglianza privata presenti nelle strade si sono potute gettare le prime basi di una inchiesta che è stata lunga e complessa, ma che alla fine ha condotto al 42enne Giovanni Amato, oggi accusato dell’omicidio.

La videosorveglianza è stata ancora una volta fondamentale per la soluzione del caso, un elemento di riflessione per l’amministrazione comunale, ancora molto indietro rispetto a un moderno piano di controllo digitale del territorio. «Era un caso complicato che è stato risolto grazie alle indagini attente e la professionalità e all’esperienza di una squadra di uomini – commenta il sindaco Giacomo Ghilardi – A tutti coloro che hanno lavorato in questi mesi rivolgo i miei complimenti».