Milano, 27 ottobre 2020 - Le imprese italiane del settore dell’Information & Communication Technology (Ict) dovrebbero credere di più in ricerca e innovazione. Nel 2018 i loro investimenti hanno raggiunto i 2,6 miliardi di euro (+6,4% sul 2017), cifra ancora al di sotto della media europea e del potenziale del nostro Paese.

Il dato 2019 confermerà il trend, ma la pandemia potrebbe produrre una contrazione sul 2020, per cui lo sforzo che occorrerebbe fare ora è di orientare in quella direzione le somme del Recovery Fund per il rafforzamento del digitale. Urgono investimenti in ricerca, innovazione e nuove professionalità per quanto attiene robotica, intelligenza artificiale, biomedicina. È quanto emerge dal 1° Rapporto sulla Ricerca e Innovazione Ict in Italia di Anitec- Assinform (Confindustria) in collaborazione con Apre, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea. Serve più ambizione da parte delle imprese e del Governo. Occorrerà aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione nel settore ICT di almeno 3,5 miliardi e gli stanziamenti pubblici per attività di ricerca e innovazione di quasi mezzo miliardo nei prossimi tre anni, oltre a inserire almeno 6.500 ricercatori in più.

Fondamentale sarà puntare sulle sinergie tra istituzioni pubbliche e attori privati. La quota maggiore della spesa complessiva in ricerca e innovazione nel l’Ict (86% nel 2018) in Italia è stata autofinanziata dalle stesse imprese, a conferma di come il comparto sia in grado di attrarre capitali esteri più di altri settori.