La presentazione del progetto

Bollate (Milano), 28 febbraio 2018 - "Nel gioco del bridge non si può bluffare. Si gioca in coppia, si vince o si perde insieme, quindi è fondamentale avere rispetto e cura del proprio compagno. Il bluff non riveste alcun ruolo e la fortuna non conta mai, è un gioco di abilità". Eduardo Rosenfeld è l’istruttore della Federazione Italiana Gioco Brigde che dalla scorsa settimana insegna a un gruppo di detenuti del carcere di Bollate il “gioco del ponte”. Dopo la positiva esperienza nel carcere di Rebibbia a Roma, un istruttore federale volontario insegna bridge da dieci anni, e quella avviata due mesi fa nel carcere di Latina, il bridge “dietro le sbarre” arriva anche in Lombardia. Il corso è nato dall’iniziativa di un detenuto appassionato di bridge che per trascorrere il tempo ha iniziato a insegnare questo gioco di carte agli altri detenuti del suo reparto e poi ha chiesto il supporto della Federazione. "Perché no", è stata la risposta della Federazione e del direttore del carcere, Massimo Parisi.

E così nei giorni scorsi si è svolta la prima delle dieci lezioni previste alla quale hanno partecipato i venti detenuti che si sono iscritti. "Il bridge non è un gioco di carte, ma di logica - dichiara Francesco Ferlazzo Natoli, presidente della Federazione -. Non si vince perché si ha fortuna, ma perché si individuano le mosse vincenti attraverso la logica. I benefici sulla mente sono tantissimi, potenzia la memoria, il ragionamento, ma anche il comportamento sociale. Il rispetto delle regole e del compagno sono fondamentali e per questo crediamo nella valenza rieducativa all’interno del carcere". L’appuntamento nel carcere di Bollate è settimanale, nella biblioteca. Qui, regola dopo regola, presa dopo presa, i detenuti imparano a giocare, a stare insieme intorno a un tavolo con il tappeto verde, a costruire un “ponte” con il proprio compagno per scambiarsi informazioni e realizzare il maggior numero di prese. "Un vero programma di riabilitazione che potenzia il ragionamento e l’analisi", commenta il direttore Parisi.

I detenuti si sono appassionati e si esercitano tra una lezione e l’altra, per molti di loro non è solo un passatempo ma è anche una disciplina utile nella vita. "I detenuti stanno affrontando con passione il corso - aggiunge l’istruttore federale -, tra di loro ci solo alcuni principianti e altri che sapevano già le regole del gioco, è un’occasione di svago che richiede un grande impegno". E chissà che tra qualche mese il carcere alle porte di Milano, all’avanguardia per il trattamento dei detenuti, non possa ospitare uno dei tanti tornei di bridge, "magari con la partecipazione dei detenuti più bravi", commenta il presidente della Federazione.