La zia di Eitan
La zia di Eitan

Pavia, 13 settembre 2021 - Uno scivolo per far salire comodamente la carrozzina di Eitan e un letto in più. La villetta della frazione Rotta di Travacò si era trasformata per accogliere l’unico superstite della tragedia del Mottarone. Dal 10 giugno, giorno in cui il bambino è stato dimesso dall’ospedale Regina Margherita di Torino a sabato, il bambino ha vissuto lì con le cuginette e gli zii Aya Biran e Or Nirko. "La mia famiglia e quella di mio fratello Amit (il papà di Eitan che ha perso la vita sulla funivia insieme alla moglie Tal e al secondogenito Tom) - ha detto la zia Aya - hanno sempre condiviso la vita quotidiana. Io non sono una sconosciuta per lui". Di conseguenza, per il giudice è stato naturale nominare Aya tutore del bambino che ha da poco compiuto 6 anni. Nomina successivamente confermata dal tribunale di Pavia.
Sono state invece respinte tutte le istanze presentate dalla famiglia Peleg. "È stato ordinato loro - ha aggiunto Aya Biran - di consegnare a me entro il 30 agosto il passaporto israeliano di Eitan che era in possesso del nonno materno Shmuel Peleg. L’ordine della giudice, le mie richieste e le richieste ai legali della famiglia Peleg sono stati ignorati. Inoltre, è stata nominata come protutrice l’avvocata Barbara Bertoni per garantire maggiormente la tutela di Eitan". Martedì scorso il nonno materno aveva visto il piccolo e poi è tornato a prenderlo sabato ufficialmente per andare a prendere un giocattolo in un negozio. "Ho incontrato la famiglia Peleg pochissime volte - ha aggiunto Aya Biran - ed Eitan tornava in Israele per le vacanze. Il nonno però è stato condannato per maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie, la nonna materna di Eitan, in tre gradi di giudizio. Come possono ora le autorità israeliane affidargli un bambino di 6 anni? E Gali Peleg? Dovrebbero andare a leggersi le cartelle cliniche pubbliche". La questione è intricata, ma uno degli avvocati della famiglia Biran, assicura collaborazione: "Seguiremo l’indagine e cercheremo di collaborare come meglio possibile, per fare in modo che il bimbo torni nel più breve tempo in Italia, siamo molto preoccupati per la sua salute, anche psicologica, è un fatto estremamente grave". Secondo la zia materna Gali, invece, il bambino sta bene: "Abbiamo agito per il bene di Eitan che quando ci ha visti ha esultato. Era felice di essere finalmente a casa. Non lo abbiamo rapito, lo abbiamo riportato a casa. Siamo stati obbligati, non avevamo più saputo quali fossero le sue condizioni mentali e di salute". Come riferito dal legale Sara Carsaniga, che rappresenta la famiglia materna, è fissata per il 22 ottobre al Tribunale per i minorenni di Milano un’udienza sul “reclamo“ contro la nomina della tutrice. Una diatriba dolorosa, "un’altra tragedia per Eitan" come ha commentato zia Aya. "Come hanno fatto le autorità a far uscire un bimbo di 6 anni con un passaporto, da solo e senza una delegai? - si è chiesto Milo Hasbani, presidente della Comunità ebraica milanese -. La spiegazione non è solo perché non è passato da un aeroporto pubblico considerando che anche i voli con aerei privati hanno delle regole ben precise".
Fino a ieri sera la Farnesina non si era ancora mossa per cercare di riportare a casa il piccolo nel rispetto di quanto disposto da un giudice italiano, ma il sindaco di Pavia, Fabrizio Fracassi da questa mattina farà tutto ciò che può per far tornare Eitan nella città che lo ha adottato. "Non avrei mai potuto immaginare che il bambino venisse rapito - ha detto -. Quando l’ho saputo è stato quasi come un 11 settembre. Il bambino cominciava a riprendersi e a stare meglio. Sono in costante contatto con sua zia, farò tutto ciò che posso per riportare Eitan dove deve stare e farlo andare a scuola dove i suoi genitori avevano deciso a gennaio".