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27 gen 2022

L’incidente? Messinscena per coprire l'omicidio dell'amico: condannato

Pavia, anziano affogato nella roggia. L’amico ed erede voleva subito i soldi e ha finto uno schianto in auto: 15 anni di carcere

27 gen 2022
nicoletta pisanu
Cronaca
A sinistra gli inquirenti e i vigili del fuoco nel campo dove l’uomo condannato avrebbe simulato l’incidente A destra l’auto con il cadavere
L’auto con a fianco il cadavere dell'anziano
A sinistra gli inquirenti e i vigili del fuoco nel campo dove l’uomo condannato avrebbe simulato l’incidente A destra l’auto con il cadavere
L’auto con a fianco il cadavere dell'anziano

Pavia - Alla lettura della sentenza con cui è stato condannato a quindici anni di carcere per l’omicidio del suo amico, Nicola Alfano ha assistito collegato da remoto. Il visagista quarantanovenne era stato arrestato a settembre 2020, quando era stato accusato di aver inscenato un incidente d’auto l’11 giugno 2019 a Certosa di Pavia per coprire il delitto del settantanovenne Bruno Lazzerotti. Il movente sarebbe riconducibile alla paura di perdere il lascito milionario della vittima, che aveva indicato Alfano come erede universale.

Alfano era a processo con rito abbreviato, che consente di ottenere lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Il gip di Pavia Luigi Riganti ha disposto, oltre alla pena della reclusione, anche l’indegnità a succedere di Alfano e che sia stabilito in separata sede civile il risarcimento alle parti civili che si sono costituite: cinque cugini della vittima, assistiti dall’avvocata Valentina Tondo di Monza, e la nipote assistita dal legale Luciano Giulidori di Pavia. Alfano era molto vicino a Lazzerotti, il quale aveva deciso di lasciare tutto il suo patrimonio composto da immobili e conti correnti proprio al visagista, al quale era legato da lunga amicizia. Tuttavia, Lazzerotti che era vedovo negli ultimi tempi si sarebbe avvicinato a una donna. Una circostanza che secondo le accuse avrebbe spinto Alfano a temere di perdere l’eredità dell’amico. Per questo motivo, per gli inquirenti avrebbe affogato Lazzerotti in una roggia in località Cascina Fiamberta, per poi spingere la sua auto nel canale e chiedere aiuto, fingendo di aver avuto un incidente in cui l’amico aveva tragicamente perso la vita. Le successive indagini avevano portato l’accusa a incriminare Alfano per omicidio. Durante il processo erano anche state disposte perizie tecniche, in particolare sulla dinamica dell’accaduto, per accertare cosa fosse successo.

Ora si aspettano le motivazioni della sentenza: "L’eredità era stata sottoposta a sequestro preventivo, che è stato mantenuto – ha commentato l’avvocato Giulidori –. Per la mia assistita l’aspetto economico della vicenda è secondario, perché era molto legata allo zio e il vuoto è incolmabile. La sentenza non rappresenta per noi una sorpresa. Nel corso del procedimento sono state valutate attentamente dal giudice tutte le prove". Per l’avvocata Tondo, "giustizia per la vittima al momento è stata fatta, aspettiamo le motivazioni della sentenza". La dinamica di quello che era stato inizialmente raccontato come un incidente era apparsa sin dall’inizio inverosimile. Pochi centimetri d’acqua che non erano stati sufficienti neppure ad allagare l’automobile. La vittima possedeva un milione in titoli e contanti, tre case nel centro di Milano e una a Finale Ligure. Tutto sotto sequestro.

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