Pavia, 15 aprile 2018 - E' considerato il vincitore della battaglia di Pavia, ma non ha potuto gustarsi appieno il successo perché a causa delle ferite riportate nello scontro che ha segnato la storia d’Europa, ha perso la vita. A "raccontare" quanto presumibilmente è accaduto a Ferdinando Francesco d’Avalos, marchese di Pescara nell’ultimo scampolo di vita sono i suoi resti mortali. Dopo una complessa ricerca cominciata alla fine degli anni ‘80, infatti, Gino Fornaciari docente dell’Università di Pisa, coniugando l’archeologia e la storia della medicina con la patologia e la medicina legale, ha «fatto parlare» il cadavere del noto condottiero rinascimentale sepolto nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli. "Per prima cosa c’è stato un problema d’identificazione - ha detto il professor Fornaciari che ieri nell’aula del ‘400 dell’Università ha presentato i risultati di uno straordinaria scoperta sui resti del vincitore della battaglia di Pavia –. A causa degli spostamenti avvenuti nei secoli si è verificato uno scambio di epigrafi e Ferdinando Francesco deve essere stato confuso con il cugino Francesco Ferdinando d’Avalos d’Aquino d’Aragona governatore del Ducato di Milano e poi viceré di Sicilia".

Nomi quasi uguali, ma il viceré era più giovane. Effettuando diverse analisi anche per risalire alla datazione dei legni della bara, si è arrivati all’identificazione e a stabilire che la sepoltura non era pertinente. "La chiave di volta sono stati l’incrocio dei dati – ha aggiunto Fornaciari – e un’analisi delle vesti. Anche all’epoca la moda cambiava e nel 1525 quando è morto Ferdinando Francesco l’abbigliamento era diverso da quello che si usava nel 1550 quando Francesco Ferdinando era adulto". Il condottiero rinascimentale che ha combattuto e vinto a Pavia è stato sepolto in armi con un abito scuro molto severo, pugnale e cintura. Una sepoltura da combattente, ma il 36enne defunto a Milano prima di essere mummificato e trasferito a Napoli, non è morto sul campo di battaglia, dove invece è stato ucciso il suo amato cavallo.

La fine di Ferdiando finora è stata un giallo, che la scienza sta cominciando a chiarire. "Il cadavere – ha sottolineato il docente pisano – presentava quattro ferite, al volto, alla mano, al ginocchio e al torace. Una in particolare presumo sia stata la causa del decesso: la palla di un archibugio dovrebbe aver attraversato la corazza e aver procurato una lesione che ha dato origine a materiale purulento". Insomma, un’infezione che in un momento in cui non c’erano ancora gli antibiotici, non è stato possibile curare e che 10 mesi dopo, ha portato alla morte Ferdinando Francesco. Abilissimo e spietato, però, Ferdinando doveva essere un uomo fedele e molto innamorato. Aprendo il ricco sarcofago che conteneva una bara spartana, gli studiosi hanno trovato una ciocca di capelli, una specie di treccia legata con un nastro di seta che si pensa potesse appartenere alla moglie di Ferdinando, Vittoria Colonna, figura femminile della poesia del Rinascimento italiano amica di Michelangelo. L’ultimo omaggio di una donna innamorata al suo compagno di vita.