Lavoro da casa
Lavoro da casa

Provate a pensare: se un anno fa ve lo avessero chiesto, avreste risposto che zoom è la funzione della videocamere per ingrandire l’oggetto ripreso. Dodici mesi dopo, Zoom significa soprattutto altro ed è una delle parole più cercate su Google e più nominate a lavoro. Lo stesso vale per Meet che ha tradotto in pratica quotidiana il suo significato in inglese: incontrarsi. L’anno del Covid ha sdoganato un nuovo modo di lavorare, il famoso smartworking, che da "benefit" concesso dalle multinazionali più evolute, è diventato pratica quotidiana un po’ ovunque, laddove ci sono un ufficio, una scrviania e un terminale pc. Anche nelle pubbliche amministrazioni, refrattarie per antonomasia al cambiamento. E il cambiamento è stato non solo organizzativo ma anche culturale, un’eredità che resterà anche a epidemia finita, speriamo il prima possibile, con tutti gli interrogativi e le conseguenze del caso. Ma una cosa è certa: oggi praticamente tutti possono lavorare materialmente da casa, basta una connessione internet e l’ufficio come per magia (forse magia nera?) si materializza tra cucina e salotto.

La stragrande maggioranza di impiegati, professionisti e consulenti di vario ordine ha sperimentato in questo anno maledetto quello che fino al 2019 era un tabù, misurandone vantaggi e limiti, saggiandone le opportunità e scoprendone le insidie, fisiche e mentali. Questa rivoluzione non sarebbe stata possibile senza le app e le piattoforme web già presenti sul mercato ma utilizzate per lo più dal segmento alto del business. Al momento del bisogno, sono diventate il salvagente a portata di tablet, smartphone e pc per non fermare le attività. Migliaia e migliaia di download e upoload che hanno fatti ricchi gli azionisti delle e-company e svuotato gli uffici tra un Dpcm e l’altro. I decreti anti-Covid non potevano che limitarsi a raccomandare il ricorso del lavoro a distanza, dovepossibile, ma è stata oggettivamente notevole la risposta di aziende e lavoratori in termini di adesioni e velocità, dopo le incertezze pratiche e normative dell’inizio. Certo, le differenze sul territorio italiano come sempre non mancano e riflettono la mappa del maggior sviluppo delle infrastrutture tecnologiche, come la banda larga. 

Il vademecum per il lavoro agile

Chi in questi mesi non ha partecipato una riunione online o inserito una pratica collegandosi da casa al computer aziendale? Naturalmente gli ambiti di applicazione sono innumerevoli, spaziando dal lavoro alla socialità, dalla scuola, che merita un trattamento a parte con le gioie e dolori della didattica a distanza alle attività culturali e anche sportive. Dal colloquio con l’ad alla lezione di teatro o yoga, tutto è diventato possibile “a distanza”, anche le riunioni condominiali. Dunque è ragionevole dire che queste piattaforme hanno cambiato il nostro modo di vivere e non solo di lavorare. Ma quali sono? Limitiamoci a una carrellata di quelle scaricabili gratuitamente, senza addentrarci in confronti approfonditi

Zoom

La più scaricata e utilizzata in assoluto per le videoconferenze, per la sua versatilità e la possibilità di collegare fino a 500 partecipanti con l’organizzatore della riunione che di volta in volta può silenziare o accendere il microfono di ognuno. Qualcuno ha criticato la risoluzione video ma il vero problema è legato alla privacy. Le incursioni di esterni indesiderati, una sorta di hackers delle conferenze, si sono verificate così tanto spesso da nominare il fenomeno zoombombing senza considerare il caso della trasmissione dei dati personali a Facebook. Dalla sua, ha il fatto che tutti la scelgono. Nel giro di un anno 447 milioni di download. Che altro dire?

 

Google Meet

La piattaforma di Google per le videoconferenze è entrata nella nostra quotidianità grazie al fatto che quasi tutti hanno un account Google. Associata alla funzione Calendar, è di grande comodità tanto da pc quanto dal cellulare per le riunioni di lavoro ma anche a scuola. Infatti Meet viene molto utilizzata dagli insegnanti anche se gli esperti dicono che Zoom ha caratteristiche più indicate. A Google Meet si accede tramite broswer o con le app appositamente create per IOS e Android. Riunioni fino a 250 partecipanti con limite di un’ora.

 

Skype

Prima della pandemia, per il grande pubblico, c’era soltanto Skype, il servizio di videochiamate di Microsoft che ha tenuto collegate persone da un capo del mondo all’altro. Ideale per piccoli gruppi può collegare fino a 50 persone per un periodo illimitato. Più video chat tra amici, dunque, che meeting di lavoro. Microsoft Teams È la piattaforma di Microsoft pensata per il lavoro cui il colosso fondato da Bill Gates ha concesso accesso gratuito durante la pandemia. Serve solo un account Microsoft per organizzare riunioni gratis con 300 partecipanti.

 

Cisco Webex

Più nota a livello internazionale che italiano, molto utilizzata per i webinar e le conferenze con un solo oratore e fino a 1000 partecipanti ma consigliata anche per uso casalingo. Si distingue per gli elevati standard di sicurezza e per la possibilità di integrazione con altre piattaforme.

 

Jitsi Meet

La caratteristica di Jitsi Meet è di essere open source: accessibile a tutti gratuitamente e senza registrazione, basta la connessione. Ma si può anche scaricare la App. Per il resto le caratteristiche sono simile alle altre piattaforme con la possibilità di poter condividere oltre allo schermo anche video su youtube ma non si possono condividere file. Molto usata a inizio pandemia dalle scuole.

 

Facebook Workplace

È la piattaforma di Facebook per le riunioni di lavoro in videoconferenza che consente anche l’archiviazione di file personale e la traduzione da altre lingue.

 

EzTalks e Big Blue Botton


Gratuita e open source, è molto simile a Zoom che ha preso come modello EzTalks per lo sviluppo della sua App per le video riunioni. BigBlueBotton è gratuita e open source, non richiede registrazione e vi si può accedere tramite broswer. È stata sviluppata
appositamente per le scuole. Poco conosciuta in Italia.

 

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