Andrea Mangiagalli, medico di famiglia a Pioltello
Andrea Mangiagalli, medico di famiglia a Pioltello

Milano - Uno schema terapeutico per la cura domiciliare. Obiettivo combattere il coronavirus, salvare vite e alleggerire gli ospedali. Il protocollo è stato messo a punto dai medici del “Comitato Cura Domiciliare Covid 19”, costituito da medici di Medicina generale e specialisti. Dal marzo scorso hanno creato una vera e propria rete di scambio di conoscenze ed esperienze, che ha aiutato centinaia di persone, partendo da una chat di medici lombardi. I professionisti hanno messo a punto uno schema terapeutico domiciliare per la cura del virus, che ha permesso loro di curare migliaia di persone, evitando (se non in rari casi) l’ospedalizzazione e i decessi. A oggi, nonostante le ripetute sollecitazioni, invii di documenti, battaglie legali per l’impiego degli anticorpi monoclonali, ora approvati da Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, il protocollo proposto dal Comitato non è stato preso in considerazione da istituzioni e comitati tecnico scientifici. Unica apertura? Un incontro preliminare in Regione Lombardia, oltre alla partecipazione a trasmissioni televisive regionali e nazionali. Utili ma non sufficienti a una legittimazione più ampia.

Camici bianchi in chat

A riunire i professionisti in comitato è stato l'avvocato Erich Grimaldi, del foro di Napoli, che già nelle prime settimane in cui l’Italia è stata travolta dalla pandemia ha messo in contatto medici di tutta Italia. In primis il dottor Andrea Mangiagalli, medico di famiglia a Pioltello, che in Lombardia aveva attivato una chat con altri duecento colleghi per dare vita a uno scambio proficuo di informazioni affinché le persone potessero ottenere risposte in un momento caotico e difficile per tutti. “I medici del comitato – spiega l’avvocato Grimaldi - non hanno fatto altro che utilizzare farmaci già autorizzati nel nostro, combinandoli secondo la loro esperienza sul campo per trattare pazienti nelle prime fasi della malattia, riuscendo a bloccarla”. Sono state assistite persone di tutte le età, con e senza patologie pregresse. Alcuni sono affetti da diabete o ipertensione. Sono stati curati dal Covid – e guariti - pazienti oncologici. Decisiva è la rapidità d’azione. “Il virus – precisa il dottor Mangiagalli - va affrontato nelle primissime fasi”.

Le cure a distanza

Qualche numero, così come fornito dal comitato stesso. Nella prima ondata su 103 pazienti Covid, si legge nella relazione di un medico del gruppo operativo in provincia di Varese, 95 sono guariti con le cure a domicilio. Fra loro 55 avevano un’età tra i 30 e i 50 anni, 30 tra i 60 e i 70 anni, 7 tra gli 80 e i 90 anni. C’erano 10 persone con ipertensione, 4 diabetici, 1 con leucemia linfatica cronica, 1 con artrite reumatoide. Tutti trattati con lo schema terapeutico del Comitato reso disponibile a chiunque lo voglia applicare, compresi, attraverso diverse sollecitazioni, ministero della Salute e autorità sanitarie regionali e locali. Attraverso le centinaia di medici aderenti al gruppo, che su Facebook ha raggiunto i 75mila iscritti (#terapiadomiciliarecovid19), sono state curate a distanza in tutta Italia migliaia di persone. Lo schema, richiesto all'estero da colleghi e autorità sanitarie nazionali, è stato condiviso anche da Harvey Risch, professore del dipartimento di Epidemiologia di Yale, aggiunge Grimaldi, “con il quale ci stiamo confrontando da mesi. Uno specialista che ha realizzato prestigiose pubblicazioni scientifiche (ha un H-Index di 93, ndr)”. Tra i medici del consiglio scientifico del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 anche Luigi Cavanna, direttore di dipartimento all'ospedale di Pavia cui il “Time” ha dedicato un ampio servizio, Fabrizio Salvucci, cardiologo piemontese, Serafino Fazio, ex professore associato di medicina interna dell'Università Federico II di Napoli, Sergio Grimaldi, primario di Chirurgia Generale e Laparoscopia Napoli e i medici di famiglia Riccardo Szusmki (Santa Lucia di Piave nel Trevigiano) e Andrea Mangiagalli (Pioltello in provincia di Milano). E ultimamente è arrivata una benedizione dei nuovi vertici di Aifa. “Hanno definito sacrosanta la nostra battaglia – fanno sapere dal comitato – e ci hanno incoraggiato a bussare alla porta, di Agenas”, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che assicura collaborazione alle Regioni e alle singole aziende in tema di efficacia degli interventi sanitari, nonché di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure.

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