Castiglione d'Adda (Lodi) - Nel Basso Lodigiano, prima zona rossa, le ferite portate dalla pandemia bruciano dentro. E più la data del 21 febbraio, a un anno dalla diagnosi del primo paziente 1 Covid, si avvicina, più ci si impegna per organizzare eventi che aiutino a non dimenticare. Come racconta  il sindaco di Castiglione Costantino Pesatori.

Sindaco, a Castiglione come ricorderete quella data?
"Castiglione, epicentro Covid del Basso Lodigiano, ricorderà in due modi la ricorrenza della scoperta del paziente 1. Ci penseranno Comune e Parrocchia. Domenica 21 febbraio, alle 12, in piazza dell'Incoronata, dove c'è una stele dedicata alle vittime del Covid, l'amministrazione comunale ha organizzato un ricordo della data, a un anno dallo scoppio ufficiale della pandemia, che sarà aperta alle autorità, ai membri del consiglio comunale e a rappresentanti di associazioni locali, che parteciperanno a nome di tutta la comunità. Abbiamo realizzato un video in cui sono state rappresentate le ferite e le speranze, dell'ultimo anno, dovute al Covid".

Cosa ricorda di quei momenti?
"Ciò che è rimasto impresso di quel 21 febbraio è la telefonata nel cuore della notte in cui il presidente della provincia mi comunicava del paziente 1 castiglionese. La mia vita è stata stravolta, non ho dormito tutta notte e il giorno dopo è stato infinito. Sono corso in Regione per il tavolo appena costituito. Il Covid era uno sconosciuto. Tra le immagini rimaste in mente c'è la famigerata lavagnetta di carta, con segnate le prime sei persone contagiate dal Covid dopo il paziente 1, tra cui la moglie, un uomo di Somaglia e per il resto tutti cittadini di Castiglione, del nostro paese. Un colpo al cuore".

Come vi siete organizzati?
"Ci sono stati incontri col presidente della Regione, il capo dipartimento della protezione civile, il ministro. Tavoli su tavoli per capire come decidere di comportarsi nei territori. Eravamo io, Francesco Passerini, sindaco di Codogno, ed Elia Delmiglio, primo cittadino di Casalpusterlengo. Noi avevamo bambini che venivano a scuola dai Comuni limitrofi e così si è deciso per un allargamento della zona rossa. Dopo c'è stato l'incontro immediato col prefetto. A mezzanotte in paese ho visto i miei. I primi 15 giorni di zona rossa sono stati pazzeschi, terribili: il suono delle ambulanze era incessante".








L'amministrazione comunale come si è mossa?
"Noi amministratori stavamo in municipio e iniziavano ad arrivare chiamate strazianti di gente in lacrime perché continuavano a morire le persone lontane dai propri cari. I casi aumentavano a dismisura. Le dipendenti dell'ufficio anagrafe erano sconvolte. Primi problemi da affrontare, necessità, emergenze legate a chi era ricoverato in tutta la Lombardia. Alcuni non sapevano dove avevano i parenti, altri dovevano portar loro degli indumenti. Poi gente che non rimaneva in casa, code fuori dagli alimentari, chiusura dei negozi".

I castiglionesi sono stati diligenti?
"Le persone faticavano a usare la mascherina, soprattutto i ragazzi. I dispositivi di protezione si trovavano ancora a fatica. Nelle prime due settimane c'è stato anche il problema dei 15 anziani che erano in soggiorno ad Alassio, rinchiusi in un hotel: erano sofferenti e non riuscivano a rientrare. Ho usato tutte le mie energie per farli tornare. Finché i primi di marzo li abbiamo fatti viaggiare con un pullman della Croce rossa, bardati, e li abbiamo accompagnati a casa a mezzanotte, in mezzo alla nebbia, stremati, uno a uno, grazie alla Protezione civile. Ho avuto anche un lutto personale pesante e non è stato facile reggere tutto. Marzo e  aprile sono stati drammatici'.

Attualmente, in confronto, siete quasi un paese Covid free.
"Oggi in paese ci sono per fortuna solo 6 contagi ma, nel tempo, qualche anziano è morto ancora per Covid. Nella seconda ondata le persone giovani che hanno contratto il virus non erano gravi e sono state curate al domicilio".

Sono mancati anche i mezzi e le risorse per risolvere la situazione?
"Un'altra cosa assurda è avvenuta quando ci siamo trovati senza medici di base (erano contagiati e due dottoresse si sono autochiuse negli ambulatori per portare avanti comunque l'attività a distanza,  ndr). I medici dell'esercito sono arrivati molto dopo. Noi abbiamo avuto gente che ha aspettato oltre un giorno l'ambulanza. Vedevo la Cina così lontana e invece l'avevamo in casa. Tutti parlavano di Codogno perché, come utenti, abbiamo gravitato li in ospedale. Quando invece il focolaio era qui. Nel 2020 abbiamo avuto 120 decessi rispetto ai 50 dell'anno precedente. E purtroppo sono seguite emergenze sociali, psicologiche, economiche. Situazioni che ancora oggi, stiamo subendo. Noi e tutta Italia".

Sindaco, ora è più sereno?
"Oggi mi spaventano le varianti, soprattutto quella inglese, più letale. Speriamo nei vaccini e continuiamo a usare le precauzioni'".


Anche il parroco terrà una iniziativa. Monsignor Gabriele Bernardelli chiama a raccolta i fedeli per la giornata 'Memorare '. Un modo per ricordare i propri cari e dare uno sguardo agli attuali giorni. Dalle ore 10 alle ore 12 di sabato 20 febbraio lettura continua dei salmi penitenziali e del libro delle lamentazioni, con brani d’organo (si può entrare ed uscire dalla chiesa parrocchiale liberamente). Alle ore 17 il rosario, alle 17.45 introduzione alla liturgia con canti gregoriani, alle   18 Santa Messa solenne celebrata dal vescovo Monsignor Maurizio Malvestiti per tutti i defunti. Funzione animata dalla Schola Gregoriana Laude. Il tutto sarà trasmesso sul canale You tube della Parrocchia. 
 
















UN ANNO DI COVID: IL NOSTRO SPECIALE