Un'impresa metalmeccanica
Un'impresa metalmeccanica

Monza, 5 settembre 2018 - Cinquantadue imprese in crisi. Oltre 1.600 lavoratori interessati da provvedimenti di cassa integrazione. Sono i numeri delle difficoltà nel settore metalmeccanico in Brianza nel primo semestre dell’anno. Sicuramente molto meglio rispetto agli anni passati, ma non certo una situazione ottimale.

È la "fotografia" scattata dalla Fim Cisl Lombardia nel corso del report periodico sulle imprese del settore in regione. Un report che contiene anche i dati di tutte le province. Dati dai quali risulta che 2 lavoratori lombardi delle imprese in crisi su 10 sono in Brianza (1.658 sulle 8.448 totali, 19,63% per la precisione).

In particolare in Brianza sono 1.555 le tute blu in cassa integrazione ordinaria (Cigo). Nessuno è in cassa integrazione straordinaria (un dato positivo visto che la cassa ordinaria delinea situazioni di crisi ancora reversibili). Sono invece 103 i metalmeccanici in mobilità (licenziati).

"Se consideriamo il calo degli interventi di cassa integrazione straordinaria in riferimento alla ripresa decisa della mobilità, possiamo dedurre che alcune imprese abbiano finito il periodo di utilizzo degli ammortizzatori sociali conservativi e si trovano, quindi, nelle condizioni di dover procedere a riduzioni del personale", osserva il segretario generale della Fim Cisl Lombardia, Andrea Donegà. "E’ evidente che sebbene si registri una conferma della riduzione del ricorso agli ammortizzatori, le aziende metalmeccaniche lombarde faticano ad agganciare la ripresa ed occorre quindi che a livello regionale e nazionale si ritorni a fare politica industriale - aggiunge –. Preoccupano, inoltre, le ripercussioni dello stallo della vertenza Ilva e dei dazi di Trump sul tessuto industriale lombardo".

A livello regionale il report dell’Osservatorio sulle crisi della Fim Cisl Lombardia conferma la contrazione delle imprese coinvolte da situazioni di crisi. Il dato, infatti, è pressoché stabile a 324 imprese, mentre si riduce dell’8,18 per cento il numero dei lavoratori complessivamente coinvolti. A livello territoriale, le province più coinvolte nel semestre sono Milano (39,49%), Brianza (19,63%), Varese (7,62%) e Bergamo (7,03%). Seguono Brescia e Cremona con il 6 per cento circa e poi gli altri territori con sospensioni minori.

La cassa integrazione ordinaria nei primi sei mesi del 2018 è calato del 6,5 per cento (passando da 6.847 lavoratori del semestre precedente agli attuali 6.402) e quella straordinaria del 39,21 per cento (che è passata da 1.961 a 1.190), mentre si sono impennate del 59 per cento le procedure di mobilità con un conseguente aumento del 118 per cento dei licenziamenti (che sono saliti dai precedenti 393 agli attuali 856).

fabio.lombardi@ilgiorno.net