Vimercate (Monza e Brianza), 27 ottobre 2016 - "Ho avvertito delle presunte difformità nei progetti il mio referente, che era l’allora assessore Roberto Rampi e anche il sindaco Paolo Brambilla, ma non ho mai avuto risposta. Allora ho deciso di presentare la denuncia".

È entrato nel vivo ieri, con la testimonianza dell’architetto responsabile di parte del restauro, Rossella Moioli, il processo al Tribunale di Monza per la ristrutturazione dell’ala privata di Villa Sottocasa. Alla sbarra l'ex sindaco di Vimercate Paolo Brambilla e l’ex vicesindaco ora onorevole Roberto Rampi accusati di abuso in atti di ufficio, mentre di violazione della normativa sulla tutela del patrimonio culturale e falso devono rispondere a vario titolo il dirigente del settore Pianificazione del territorio del Comune di Vimercate Bruno Cirant, il funzionario dell’ufficio Urbanistica Paolo Alessandro, il costruttore Ivo Redaelli, titolare della ‘Leader’, proprietaria dell’ala nord della storica dimora e Massimiliano Casati, in relazione ad una presunta falsa attestazione.

Sotto accusa i lavori di ristrutturazione dell’ala privata dello storico edificio, che non sarebbero risultati conformi ai permessi rilasciati dalla Soprintendenza ai beni culturali. E anche presunte difformità che sarebbero state riscontrate tra i documenti consegnati in Comune e quelli presentati alla Soprintendenza nel 2009, anno in cui partì l’iter per la riqualificazione. "La denuncia l’ho presentata alla fine del 2011, quando ero la consulente incaricata dal Comune di Vimercate della progettazione per il restauro dell’ala pubblica di Villa Sottocasa - ha raccontato in aula Rossella Moioli - Quando sono partiti i lavori nella parte privata ho capito che stavano procedendo diversamente dal nostro progetto, che mirava a interventi conservativi lasciando visibile la parte originaria della struttura. Ho espresso i miei timori che le due parti del restauro non fossero omogenee a Roberto Rampi e mi aspettavo che lui si informasse e mi riferisse, invece non ho avuto risposta".

L’architetto Moioli è tornata alla carica quando ha saputo di un crollo alla torretta dell’ala privata. "Ho chiesto accesso alla pratica di restauro dell’ala nord in Comune e ho visto che nella relazione alla Sopraintendenza si parlava di salvare tutto il possibile, mentre in quella di inizio lavori di demolire e ricostruire. E che al posto del piccolo teatro sottoposto a vincolo c’era un ingresso. Poi i due documenti nelle due pratiche sembravano diversi. Ne ho riparlato con Rampi e con il sindaco Brambilla. Poi un giorno sono stata fermata per strada dall’allora segretario generale Ciro Maddaluno che mi disse di non divulgare le difformità di tipo amministrativo delle pratiche per via del mio rapporto professionale con il Comune. Ma essendo l’unica che aveva chiesto l’accesso ai documenti, ho deciso di fare la denuncia".

La difesa degli imputati, che si protestano estranei alle accuse, punta il dito sul fatto che la Moioli non abbia avvertito i funzionari competenti invece che Rampi e Brambilla e sul documento contestato come difforme, che non sarebbe protocollato come tutti gli altri presenti nelle pratiche. Si torna in aula con altre testimonianze.