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9 giu 2022

Petrolio russo, ecco chi aggira l'embargo Ue e fa un sacco di soldi

Gli armatori di Grecia, Cipro e Malta hanno triplicato i loro affari con Mosca dall'inizio della guerra. La denuncia in un rapporto di Global Witness

9 giu 2022

Malta è uno dei tre Stati membri dell'Unione Europea con compagnie di navigazione locali interessate e coinvolte nel trasporto di spedizioni di petrolio russo. Secondo un'indagine dell'organizzazione internazionale non governativa 'Global Witness', da quando è cominciata l'invasione russa dell'Ucraina a febbraio, compagnie di navigazione maltesi, greci e cipriotti hanno praticamente raddoppiato le loro spedizioni di petrolio russo. Le conclusioni del rapporto sono state pubblicate dal settimanale britannico The Independent. Louis Goddard, consulente di Global Witness per le indagini sui dati ha dichiarato che compagnie di navigazione legate alla Grecia, Cipro e Malta stanno aggirando lo sforzo dell'UE per sanzionare la macchina da guerra di Putin. Un'analisi di Global Witness sui dati marittimi raccolti da Refinitiv conferma che dall'invasione russa dell'Ucraina, Malta, Grecia e Cipro hanno costantemente aumentato la quantità di petrolio trasportato dalla Russia.

La petroliera greca Christina
La petroliera greca Christina

Il rapporto mostra anche che le spedizioni hanno dato un enorme impulso finanziario al governo russo con miliardi di dollari di entrate petrolifere. A febbraio, quando le truppe russe hanno invaso l'Ucraina, compagnie e navi legate ai tre paesi mediterranei hanno spostato 31 milioni di barili di petrolio russo. A maggio tale importo era salito a 58 milioni di barili. A partire dallo scorso febbraio, le navi collegate a compagnie maltesi, greci e cipriote hanno trasportato 178 milioni di barili, per un valore di 17,3 miliardi di dollari a prezzi correnti per il greggio russo. In un discorso al parlamento maltese a maggio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto ai parlamentari maltesi di non lasciare che il loro paese sia sfruttato dalla Russia e di smettere di concedere privilegi ai cittadini russi.

Nulla di illegale, sia chiaro. Perché le sanioni imposte dall'Unione Europea riguardano navi commerciali russe, a cui è vietato l'ingresso nei porti europei. E così i colossi del petrolio russi hanno pensato bene di affifdare i loro preziosi carichi a navi che battono bandiere non russe, opportunità che è stata colta al volo da tanti armatori che hanno aumentato i loro profitti del 230 per cento. E non è un caso se i due Paesi, insieme alla Grecia, stiano cercando di bloccare le sanzioni di Bruxelles sul petrolio russo: per i governi di Atene, La Valletta e Nicosia, il problema non è tanto se gli Stati membri dell'Ue diranno addio alle forniture di greggio, quanto se la misura conterrà, come previsto dalla proposta della Commissione, anche il divieto per le petroliere europee di trasportare i barili russi in altre parti del mondo. Questo spaventa russi e armatori di tutta europa perché in fondo, come ricordava Napoleone Bonaparte, "c’est largent qui fait la guerre". 

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