L'ambasciatore Luca Attanasio (Ansa)
L'ambasciatore Luca Attanasio (Ansa)

L'ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio, rimasto ucciso in un attacco contro un convoglio delle Nazioni Unite nell'est del Paese, era nato a Saronno (Varese) il 23 maggio 1977 e cresciuto a Limbiate (Monza) dove vive la famiglia. Dopo la laurea alla Bocconi di Milano in economia aziendale, nel 2001, aveva vinto il concorso in diplomazia e nel 2003 era stato nominato Segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica.  Confermato in ruolo dal 29 settembre 2004, era entrato nella segretaria particolare del Sottosegretario di Stato e poi nel 2006 nominato segretario commerciale a Berna, 20 marzo 2006. Nel 2010 il trasferimento a Casablanca con funzioni di console. Dopo il rientro alla Farnesina come capo Segreteria della Direzione Generale Mondializzazione e Questioni globali nel 2013, nel 2014 di nuovo in Africa come Primo segretario ad Abuja per un'assegnazione breve. Ad Abuja era tornato come consigliere nel 2015.  A Kinshasa era stato nominato Incaricato d'Affari il 5 settembre 2017, e poi confermato quale incaricato d'Affari con Lettere, nel gennaio 2019. Attanasio lascia una moglie di origine marocchina e tre figli piccoli. 

Vittorio Iacovacci è il carabiniere caduto nell'imboscata al fianco di Luca Attanasio: 30 anni, originario di Sannino, nel Lazio, dove vivono i genitori, era stato inviato a settembre 2020 all'ambasciato del Congo a Kinshasa. Faceva parte della scorta dell'ambasciatore in un territorio ad alto rischio di attacchi terroristici da bande armate in un contesto di assoluta instabilità socioeconomica. "La comunità di Sonnino è sgomenta per questa giovane e tragica perdita. Proclameremo il lutto cittadino" Così il sindaco di Sonnino, Luciano De Angelis, alla notizia della morte in Congo del carabiniere Vittorio Iacovacci, originario del centro in provincia di Latina. "Era andato a portare la pace ed è stato ucciso -conclude il sindaco- ci stringiamo attorno alla famiglia".

falseIacovacci non era sposato ne' aveva figli. Era in servizio dallo scorso settembre presso l'ambasciata italiana ed era in forza al 13^ reggimento Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, che fa parte della seconda Brigata mobile dell'Arma dei carabinieri, un nucleo di elite con proiezione operativa all'estero che in passato ha pagato un alto prezzo in vite umane, visto che tra le vittime nell'attentato di Nassiriya e negli agguati in Afghanistan ad opera dei talebani ci sono stati carabinieri di quella Brigata. Iacovacci aveva fpartecipato a un corso di addetto ai servizi di protezione e si occupava della tutela dell'ambasciatore.