Milano, 22 giugno 2018 - Il thriller che ha tenuto per due giorni i fans sul filo del rasoio è finito. Eddie Vedder ha ritrovato le parole e stasera sarà regolarmente sul palco dell’i-Days di Rho per scacciare i fantasmi scatenati dalla cancellazione, mercoledì scorso, del secondo concerto alla O2 Arena di Londra a causa dell’improvvisa perdita della voce. La band è arrivata ieri in città con le famiglie al seguito. I Pearl Jam tornano a Milano quattro anni dopo lo show al “Meazza” per inaugurare la grande area concerti del Parco Experience di Rho, dove il 7 luglio si esibirà pure Eminem, e far volare le quotazioni di un i-Days 2018 che in questa seconda giornata vede impegnati pure Stereophonics, Catfish an the Bottlemen, The Last Internationale, Lany. Ma l’attesa è tutta per Vedder (reduce da tre splendidi concerti, l’anno scorso, a Firenze e Taormina), Stone Gossard, Mike McCready, Jeff Ament e Matt Cameron con quel mix di melodiche ballate mid-tempo e ruggiti heavy rock che hanno caratterizzato il loro sound fin dagli esordi in una Seattle primi anni Novanta spazzata dal vento di Soundgarden, Alice in Chains e Nirvana.

Il repertorio dei Pearl Jam è come sempre ad altissimo potenziale, trainato da rocciosi classici come “Alive”, “Given to fly”, “Better man” o quella “Rockin’ in the free world” di Neil Young eseguiti pure lo scorso anno alla cerimonia d’introduzione nella All of Fame. In questo tour, tra i pezzi che in repertorio non mancano quasi mai - nonostante un frenetico tournover che la settimana scorsa allo Ziggo Dome di Amsterdam ha spinto il quintetto a suonare in due serate una cinquantina di brani diversi - c’è pure “Can not deny me”, il singolo anti-Trump dato alle stampe lo scorso marzo ad assaggio del successore dell’ultimo album “The lightning bolt” in arrivo (sembra) entro l’anno. Scritto da Vedder e Mike McCready, “Can not deny me” punta il dito verosimilmente sul Presidente con un testo vibrante che dice “più in alto, più lontano, più velocemente voli / puoi essere ricco, ma non mi puoi respingere / non ho niente, non ho altro che la volontà di sopravvivere / non mi puoi controllare, non mi puoi respingere / le tue bugie sono malate / malati e vili / non mi puoi respingere”. Parole di grande attualità anche da questa parte dell’oceano (anche se con molte meno lingue allenate a battere il tamburo). Ma Vedder, che dal vivo sfodera a volte la maschera di Trump così come nel 2003 faceva con quella di George W. Bush durante l’urticante “Bushleaguer”, nel solo concerto londinese andato a buon fine a The Donald ha rivolto “Love Boat Captain” commentando “vorrei che sentisse questa canzone, ma lui non ascolta musica e non legge libri, mandategli un tweet. La dedico alle mamme, ai papà e ai bambini separati alla frontiera, questo non è il paese che mi ricordo”.