Luciano Spalletti
Luciano Spalletti

Milano, 24 maggio 2019 - Per giocare nell’Inter serve saper reggere le pressioni. Lo ha detto Spalletti, dopo la disfatta di Napoli, cercando di scuotere un gruppo nel quale a troppi giocatori pare pesare enormemente il nerazzurro che indossano. Le risultanze del campionato dimostrano ampiamente quanta difficoltà abbia l’Inter a rimontare i risultati di svantaggio o a gestire gli assalti una volta messo il muso davanti, ma agli occhi della piazza non c’è scusante che tenga: si deve vincere. «Noi vi sosterremo per 90’ più recupero come se fossimo nuovamente a Madrid – si legge nel comunicato pubblicato ieri su Facebook dagli ultras nerazzurri – ma alla fine sarà festa o guerra! Lo spogliatoio si è abbondantemente espresso escludendo il numero 9 e la Curva Nord ha deciso di sostenere la scelta persuasa dall’importanza della salvaguardia di un gruppo su cui, allontanando capricci e protagonismi individuali, si rimane convinti che si possa costruire un futuro». Fa tutta la differenza del mondo se in quel domani si ripartirà dalla Champions o dall’Europa League.

In primis perché la differenza di introiti aiuterà a corrisondere una buonuscita a Spalletti e un lauto stipendio a Conte la cui somma dovrà altrimenti essere detratta dal mercato. In secondo luogo per la crescita individuale e di squadra di chi, a differenza del tecnico toscano, resterà in nerazzurro nel nuovo corso. Nonostante la posta in palio si fa già un gran parlare degli innesti: Godin già preso, Danilo o Moses sulle fasce, Lukaku davanti su cui però piovono smentite (guadagna quasi 12 milioni di euro l’anno e ne costa una settantina di cartellino). Buon materiale su cui far lavorare Conte, eventualmente, ma il cui arrivo è sostenibile solo se in Europa si entrerà dalla porta principale.